sabato 7 marzo 2009

Contratti di solidarietà in SCEC

I dati sulla disoccupazione sono sempre più allarmanti, per ora le aziende respirano aria con la cannuccia, e di questo passo si attaccheranno direttamente alla cannella del gas ,sempre che non abbiano gia' staccato. Le politiche di rilancio (se per caso ve ne siano) sono veramente scarse sia perche' appunto c'e' crisi , quindi carenza di soldi, sia perche' non si perseguono linee economico -strutturali atte a rivoluzionare cio' che ad oggi si e' rivelato inefficiente e deleterio per la popolazione.

Perseguire nuovi percorsi e' diventato una necessaria impellenza.Se i destini delle societa' e dei popoli sono determinati dall' insieme dei singoli ,oggi i singoli devono mettere da parte la speranza e cercare di costruire un futuro dignitoso per sè e per i propri figli. Oltrepassare le barriere della diffidenza , aver chiaro che il benessere comune è alla base del proprio benessere individuale,sono gli stimoli giusti per poter interpretare il progetto SCEC dei Buoni Locali di Solidarietà, nella sua semplice complessita'.

Essendo un progetto che parte dal basso (come ogni solida struttura si parte dalle fondamenta) il disoccupato deve avere un ruolo da protagonista in questo progetto ( a mio avviso deve essere il primo tassello da comporre), affiliare cioè al circuito un importante platea di persone disposte a lavorare con stipendio misto euro-SCEC contribuirebbe per esempio , a formare un importante serbatoio di lavoratori-consumatori alle quale nessuna azienda potrebbe rinunciare se non altro per istinto di sopravvivenza. Innescare la miccia del progetto,con questa prassi vuol dire iniziare un circolo virtuoso di cooperazione tra aziende-lavoratori-e consumatori . I benefici sarebbero progressivi , e soprattutto solidi nel tempo. Il sistema se efficiente, dopo una prima fase di ricircolo interno comincerebbe ad attrarre a se "capitali " esterni crescendo ed espandendosi in modo uniforme ed equilibrato.

Possiamo quindi affermare che, limitarsi a dare ai ex lavoratori ora disoccupati, un assegno di disoccupazione, servirebbe solo a prolungare l'agonia e a non rimettere in gioco importanti categorie di professionalità cui la mancanza del confronto giornaliero con il lavoro provocherebbe alla lunga, una allontanamento definitivo dal mondo dell'economia reale.

I lavoratori quindi dovrebbero restare in azienda, facendo meno ore, ma pagati in grossa parte in Buoni Locali di solidarietà, che fatti circolare nel circuito di negozi di vicinato che l'accettano in una proporzione di almeno il 20-30% sul totale della spesa fatta, e assunti con "contratti di solidarietà" appositamente creati in accordo con le categorie sindacali, permetterebbe ai lavoratori e proprietari di azienda di avere un futuro e una speranza condivisa e solidale con tutta la realtà economica territoriale.

Una globalizzazione non diretta allo sviluppo di ogni singolo paese, ma diretta a massimizzare il sistema creditizio ha creato una discrasia profonda tra mondo produttivo e la propria capacita' di autogestione economica.Anni passati ad ammodernare strutture e macchine per produrre piu' velocemente l'eccesso si sono risolti in montagne di debiti che a sua volta hanno piu' che dimezzato la domanda.In sostanza un gatto impazzito che si morde la coda.Il momento storico impone un cambiamento , un cambiamento necessario volto se non utopicamente alla felicita,' ma almeno garante di una vita dignitosa .Una strutturata economia locale fondata sul reciproco interesse con i cittadini, garantirebbe il ricircolo della massa monetaria locale con conseguente innalzamento dello standard di vita.L'applicazione dei buoni locali SCEC in questo quadro, amplierebbe i benefici in primiss attraverso la convenienza e in seconda garantirebbero l'inevitabile ricircolo.Lungimiranza e buon senso sono indispensabili nella comprensione e l'utilizzo di questo strumento che non solo non appiattisce le aspettative del singolo, ma ne evidenzia l'importanza a favore di tutta la comunità.

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