mercoledì 15 ottobre 2008

il ConsumAttore


Il consumo può anche essere visto come strumento di critica.E non solo come oggetto di critica.I consumAttori, dove prevalgono le donne, sono consumatori particolarmente impegnati. Attraverso scelte quotidiane di acquisto, etico o critico, e di non acquisto, il boicottaggio, esprimono un senso di responsabilità verso la sfera pubblica. È uno stile di vita, ma anche una forma emergente di coinvolgimento, in epoca di disincanto politico. La globalizzazione, con i suoi risvolti, si impone come sfondo, oltre che fattore di attenzione verso temi di interesse collettivo. Alcuni fenomeni appaiono fortemente legati a queste scelte: il configurarsi di scenari di tipo glocale,la mobilitazione no-global, il neoliberismo e le multinazionali, la governance globale delle istituzioni internazionali (Wto, Fmi, G8), la crisi dello stato-nazione e di attori come i partiti. Tutto questo spinge una componente di cittadini ad una presa di responsabilità individuale. Spinge verso arene politiche e forme di partecipazione di segno nuovo, che si affiancano e non sostituiscono quelle tradizionali. Così il supermercato o la bottega del commercio equo e solidale, diventano luogo di impegno sociale e politico, dove esprimere anzitutto un'identità. Secondo i consumAttori più coinvolti, scegliere un prodotto che certifica la sostenibilità ambientale, il non utilizzo di lavoro minorile, una remunerazione "equa" ai produttori del Sud del mondo, o la paternità biologica è come andare a votare. Un prodotto, un voto. Sicuramente questo stile testimonia una crescente sensibilità verso problemi cruciali, e la disillusione per la politica - costretta a muoversi in scenari globali -che non dispone di strumenti efficaci come molti cittadini si aspettano. L'impotenza degli attori tradizionali, e nazionali, e il potere dei grandi interessi organizzati a livello mondiale sollecitano questa avanguardia di cittadini, più creativi, più critici - o semplicemente più preoccupati del futuro loro e dei propri figli -a muoversi con responsabilità nella dimensione quotidiana.
Forme di alter-consumo - come le ha definite Lipovetsky - che si sviluppano nella società dell'iperconsumo. Si comincia nel supermarket e si continua in ufficio o a casa, adottando strategie di risparmio delle risorse nella gestione domestica. I soldi vengono usati in modo diverso: donazioni a specifiche organizzazioni, investimenti in banche "etiche". I consumAttori viaggiano e fanno turismo in modo responsabile. Quando è possibile bypassano la grande distribuzione, privilegiando i Gas (Gruppi di acquisto solidale), quindi prodotti dalla filiera corta, biologici, con packaging e trasporti ridotti al minimo. Nel supermarket scelgono quelli alla spina. Adottano strategie di risparmio energetico nella produzione personale di energia (pannelli fotovoltaici) e dei trasporti (usano la bici al posto dell'auto) e incominciano ad usare monete locali complementari come mezzo di scambio.
Ma è anche un comportamento equo, individuale e relazionale, quello del consumAttore; una sintesi di solidarietà e di attenzione alla propria salute, all'ambiente e alle persone che ci circondano e, di questi tempi, al risparmio economico. Del resto, sempre di consumo si tratta.

Luigi Ceccarini

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