lunedì 13 aprile 2009

L'errore?Confondere l'economia con la finanza.



Nei primi tre mesi del 2009 il credito bancario in Cina è aumentato di 4.6 trilioni di yuan che sono circa 800 miliardi di dollari, un ritmo triplo di quello del 2008. In tre mesi, per cui in un anno sarebbe un ritmo di 3 mila miliardi di dollari di credito NUOVO !
Il PIL cinese è meno di 3mila miliardi di $ per cui questi stanno pompando credito nell'economia al ritrmo di 3 mila miliardi l'anno in un economia da 3 mila miliardi,è come se in Italia si creasse credito per 2mila miliardi di euro nel 2009
Questo spiega perchè la borsa cinese stia salendo in verticale, +40% in un mese e mezzo, e però anche perchè costruiscono tutti questi grattaciali vuoti, il partito vedendo la crisi a fine anno ha dato ordine alle banche di fare prestiti, queste hanno obbedito perchè sono statali e quelli che li ricevono li utilizzano costruendo che è il modo più semplice di creare lavoro e guadagni veloci.
Come dice Michael Pettis nel suo blog scritto da Pechino dove insegna ci sarà lavoro per esperti in bancarotte in Cina nei prossimi anni quando chi ha messo su tutti questi palazzi andrà fallito.

Etichette: , ,

domenica 8 febbraio 2009

Il ferro da stiro non ha padroni

Da una nuova edizione della Guida al consumo critico, già diffusa in migliaia di copie.Notizie su centinaia di imprese globali, e idee per un uso collettivo dei beni di Francesco Gesualdi *

SE RIUSCISSIMO A GUARDARE AI CONSUMI come persone libere, ci renderemmo conto che il benessere si raggiunge solo in parte con la disponibilità di beni e molto più organizzando il tempo in modo da lasciare più spazio alle relazioni familiari e sociali, costruendo le città in modo da favorire l’incontro fra le persone, garantendo un bagaglio culturale che consenta a ciascuno di realizzare tutto se stesso.
Una delle parola d’ordine per vivere bene disponendo di meno è «consumare con rispetto», ossia trattare bene gli oggetti affinché possano funzionare a lungo. La società dei consumi ci ha abituato a buttare via la roba quando è ancora utilizzabile solo perché non è più di moda o perché non è più all’avanguardia tecnologica. Ma per battere la strada della sobrietà dobbiamo liberarci da questi condizionamenti. Un’altra parola d’ordine del futuro dovrà essere «efficienza», ma non come la intendiamo oggi. Oggi l’efficienza si misura con denaro e, se per una ragione qualsiasi, una risorsa viene fatta pagare poco, essa viene sprecata anche se è rara. L’efficenza vera è quella che riesce a garantire il massimo servizio col minimo impiego di risorse e con la minor produzione di rifiuti.

Nel settore dei trasporti il simbolo dell’efficienza è la bicicletta. Un altro simbolo di efficienza è l’uso collettivo dei beni. Quello dei trasporti è un esempio classico ed è interessante che in molte città si vadano delineando delle associazioni denominate car-sharing per utilizzare l’automobile in comune. Altri servizi, che oggi sono soddisfatti in casa propria in forma privata, potrebbero essere organizzati in maniera collettiva.

Invece di avere una lavatrice per casa si potrebbero avere delle lavatrici in condominio. Invece di avere ognuno il nostro ferro da stiro, il nostro computer, i nostri libri si potrebbe immaginare di avere una stireria, una biblioteca e una sala giochi di condominio. Finalmente la gente smetterebbe di vivere rintanata come topi e potrebbe incontrarsi.

* dalla Guida al consumo critico [Emi, http://www.emi.it/]

Etichette: , ,

domenica 18 gennaio 2009

SCEC o melanzane?




Ho chiuso il mio conto in banca.
Ho deciso di fare questo passo e sinceramente è una cosa che consiglio a tutti.
Possiamo fare a meno delle banche e del loro finto aiuto e reale interesse a spremerci come limoni.
Mi chiamavano solamente se il conto andava sotto e per ricordarmi che era meglio coprirlo quanto prima. Per sapere se ero contento dei loro servizi mi hanno chiamato solamente una settimana dopo che avevo chiuso tutto, domandandomi il perchè di tale decisione.

Ho chiuso il mio conto in banca perchè ero stufo di regalare soldi e sostenere questo meccansimo perverso del debito.
La massa monetaria circolante è del 6%, i soldi non ci sono, lo Stato s'indebita e i debiti li paghiamo noi.
I soldi quindi siamo noi a darli alle banche e poi le banche ce li prestano?!...ma che c***o di gioco è???
Siamo salvi ed abbiamo, per il momento, scampato il peggio.
Non abbiamo fatto la fine dell'Argentina grazie all'euro.
In Argentina però la gente reagiva, scendeva per strada, bloccava tutto e si faceva sentire battendo i mestoli sulle pentole e...inserendo la moneta locale.
Esiste anche da noi la moneta locale e si chiama SCEC.
A Viareggio e a Lido di Camaiore esistono già delle realtà che promuovono la moneta locale.
Il vantaggio è di tutti, specialmente perchè lo SCEC viene praticamente regalato, si paga solamente una quota annuale di 5 euro e non c'è debito dietro.
Oggi se vai in banca e chiedi un prestito ti chiedono una garanzia, cioè beni intestati (quindi soldi o titoli)...un po' come se andassimo dal verduraio e volessimo comprare una melanzana e il verduraio ci domandasse se a casa abbiamo delle melanzane come garanzia.
Passatemi l'aneddoto e cercate di capire l'aberrazione che il sistema banco-finanziario ci costringe a sostenere.
Possiamo dire basta...l'economia riparte dal basso!

Per iscriversi visitate http://www.arcipelagotoscana.org/

e per sapere dove spendere i vostri SCEC andate qui

p.s. vedi anche
http://www.beppegrillo.it/2009/01/i_conti_dormien.html

Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 22 dicembre 2008

No, non sará un nuovo 1929...!!!

Ricordate quando tutti gli economisti dicevano: «Non sarà un ’29?». Anzi, lo dicono ancora adesso.Il giornalista economico John Mauldin si è divertito a ritrovare le dichiarazioni di competenti economisti e capi di Stato prima e dopo il 1929 (1). E le ha disposte lungo la curva – prima in salita, poi in rovinoso precipizio – dell’indice borsistico americano Dow Jones.Ecco il quadro:


1 – «Non avremo più altri crolli nel nostro tempo»: John M. Keynes nel 1927 (forse apocrifa; in ogni caso, anche i geni sbagliano).
2 – «Non posso astenermi dall’alzare una voce di dissenso di fronte a dichiarazioni secondo cui vivremmo in un paradiso dei folli, e che la prosperità in questo Paese debba necessariamente recedere nel prossimo futuro», E.H. Simmons, presidente del New York Stock Exchange, 12 gennaio 1928.
3 – «Quando sarà finalmente scritta la storia del 1929, gli eventi degli ultimi giorni occuperanno un posto di primo piano in quello che passeranno alla storia come dodici mesi eccezionalmente brillanti», New York Times, luglio 1929 (rialzo della Borsa).
4 – «Può esserci un calo dei corsi azionari, ma nulla di simile a un crollo»: Irving Fisher, il massimo economista dell’epoca, il 5 settembre 1929 (altro rialzo, un po’ eccessivo secondo alcuni).
5 – «I corsi azionari hanno raggiunto, direi, un altopiano permanente. Non credo ci sarà una caduta di 50-60 punti, come prevedono certuni. Mi aspetto che il mercato azionario sarà molto più alto di oggi nel giro di pochi mesi»: Irving Fisher, il 17 ottobre 1929. Il mercato scese, e continuò a scendere fino al 21 ottobre.
6 – «E’ il momento di comprare azioni. E’ il momento di ricordare le parole del defunto J.P. Morgan: chi è ribassista riguardo all’America si rovinerà… Molti dei ribassi dovuti a queste vendite isteriche non si ripeteranno più per molti anni»; R.W. McNeel, analista finanziario, sul New York Herald Tribune, 30 ottobre 1929. Il 28 ottobre era accaduto il «Lunedì Nero», il dow Jones era sceso del 13,47% in un giorno; il 29 ottobre, che sarebbe stato ricordato come il Martedì Nero, le azioni persero un altro 11,73%. Dal 23 ottobre al 13 novembre il Dow Jones perse il 39% . «Il business fondamentale del Paese, che è produrre e distribuire beni, poggia su una base sana e prospera»: così il presidente H. Hoover, il 25 ottobre.
7 – «Il declino è solo di carta, non di beni tangibili e servizi... L’America si trova nell’ottavo anno di prosperità commerciale. Il precedente periodo di prosperità durò 11 anni. Dunque abbiamo ancora tre anni prima del calo»: l’economista Stuart Chase, 1 novembre 1929. «L’isteria è adesso scomparsa da Wall Street»: Times di Londra, 2 novembre. «Il crollo di Wall Street non significa che ci sarà una depressione generale o grave. Per sei anni l’economia americana ha sviato una parte consistente della sua attenzione, delle sue energie e risorse nel gioco speculativo. Adesso questa avventura pericolosa, aliena e irrilevante è finita. L’imprenditoria è tornata al suo lavoro, provvidenzialmente illesa, sana in ogni sua parte, e finanziariamente più forte di prima»: Business Week, 2 novembre 1929.
8 – «Una depressione grave sembra improbabile; (ci si aspetta) una ripresa dell’economia per la primavera, e un ulteriore miglioramento in autunno»: Harvard Economic Society, 10 novembre 1929. «Nelle città e paesi di questa nazione, il panico di Wall Street non avrà alcun effetto»: Paul Block, presidente della catena editoriale Block, 15 novembre. «La tempesta finanziaria è definitivamente superata»: Bernard Baruch, il super-finanziere e consigliere di sei presidenti, in un telegramma a Winston Churchill, 15 novembre 1929.
9 – «Non vedo nulla nella presente situazione che giustifichi il pessimismo»: Andrew Mellon, segretario al Tesoro, 31 dicembre 1929. «Il 1930 sarà un anno splendido per l’occupazione»: Dipartimento del Lavoro USA, dicembre 1929.
10 – «Almeno per l’immediato futuro, la valutazione è brillante»: Irving Fisher, all’inizio del 1930.
11 – «Ci sono segnali che la fase peggiore della recessione è finita»: Harvard Economic Society, 18 gennaio 1930.
12 – «Nulla nella situazione è tale da turbare»: Andrew Mellon, febbraio 1930.
13 – «L’economia americana sta rapidamente tornando al normale livello di crescita e prosperiotà»: Julius Barnes, capo della Hoover’s National Business Survey Conferenze, 16 marzo 1930.
14 – «Le prospettive sono favorevoli»: Harvard Economic Society, 19 aprile 1930.
15 – «Grazie allo sforzo unitario e continuo, ci riprendiamo velocemente. Non c’è stato alcun fallimento significativo, bancario o industriale. Anche quel pericolo è dietro le nostre spalle»: presidente Hoover, primo maggio 1930. E nel giugno 1930, in risposta ad una delegazione che gli chiedeva di avviare un programma di lavori pubblici per rilanciare la ripresa, il presidente rispose: «Signori, siete arrivati con 60 giorni di ritardo: la depressione è finita».
16 – «Movimenti irregolari e confliggenti dell’economia dovrebbero presto dar luogo a una ripresa sostenuta»: Harvard Economic Society, 28 giugno 1930.
17 – «L’attuale depressione ha esaurito la sua forza»: Harvard Economic Society, 30 agosto 1930.
18 – «Siamo vicini alla fine dalla fase discendente della depresssione»: Harvar Economic Society, 15 novembre 1930.
19 – «La stabilizzazione agli attuali livelli è chiaramente possibile»: Harvard, 31 ottobre 1931.
20 – «Decreto Presidenziale 6102 – Divieto di incettare oro in monete, in barre e in certificati»: il nuovo presidente Franklin Delano Roosevelt, constatata che «l’emergenza nazionale persiste», ordina «a tutti i privati di consegnare a una banca della Federal Reserve o sua agenzia, entro il 1 maggio 1933, tutte le coniazioni d’oro, oro in barre, oro in certificati in loro possesso o che verranno in loro possesso entro il 28 aprile 1933». Casa Bianca, 5 aprile 1933. Per impedire la concorrenza dell’oro con il dollaro (e il deprezzamento conseguente della moneta cartacea), Roosevelt di fatto sequestrò tutto l’oro degli americani. Una misura che era stata applicata solo in Unione Sovietica, fin dagli anni ’20. Con tanti saluti al liberismo e alla libertà individuale.

Non sarebbe ora, anche solo per saperne di piű, che aderiste in massa al progetto delle monete locali SCEC e vi iscriveste su
www.arcipelagotoscana.org ?

1 - John Mauldin, «
The road to revulsion», InvestorInsight, 16 giugno 2008.

Martedì 13 Gennaio 2009 alle ore 18.00 presso la Sala Annunziata del Chiostro S. Agostino a Pietrasanta l'Associazione per la Tutela ambientale della Versilia ha ottenuto la presenza dei Sindaci della Versilia per porre loro delle domande in un INCONTRO PUBBLICO sulle problematiche connesse all'inceneritore della Versilia. Saranno presenti gli esperti dei cittadini e quelli delle amministrazioni, a confronto.
Vista l'importanza dell'incontro, vi preghiamo di diffondere questa notizia e di partecipare!

Etichette: , , , , , ,

domenica 14 dicembre 2008

Sono iniziate oggi le vacanze…

…per l’industria automobilistica italiana. Le fabbriche dovrebbero riaprire il 12 gennaio…
Il dovrebbero è d’obbligo perchè se, nel 2009, non ci sarà un significativo incremento delle vendite di auto in Italia, i piazzali non potranno accogliere altre auto sfornate dalle catene di montaggio, dato che sono già completamente saturi…
In Usa è ancora peggio, perchè, forse, nel 2009 non esisterà più nessuna azienda automobilistica. Sono tutte in procinto di dichiarare fallimento, se non interverranno aiuti di stato o un’impennata notevole nelle vendite.
Eppure i prezzi attuali dei carburanti sono tornati al livello del 2004 e le case automobilistiche fanno a gara per chi propone il prezzo più basso, gli optional più esclusivi, o il finanziamento con la rata mensile più bassa, ma il risultato non cambia. L’andamento delle vendite di auto in Italia e nel mondo non aveva registrato livelli così bassi fin dagli anni ‘70, ai tempi della prima grande crisi petrolifera mondiale.
Quale potrebbe essere la soluzione? Un auto che percorra 50 Km con un litro di benzina? C’è già, ma nessuno la vuole proprorre seriamente sul mercato.
Un auto che va ad aria? Assolutamente no, si teme che possa essere copiata (tanto è meccanicamente semplice), così generare una proliferazione di “imitazioni” senza alcuna possibilità di poter tutelare la proprietà intellettuale dell’inventore (un ingegnere di un noto team di formula 1).
Auto elettrica? Assolutamente no, perchè si sta facendo la massima disinformazione in merito a questa soluzione. Si afferma che le batterie sono costosissime e forniscono poca autonomia.
Un’auto alimentata ad acqua? Assolutamente no! Tutti gli scienziati si sono schierati compatti ad affermare che scindere tramite elettrolisi l’acqua in ossigeno e idrogeno richiede più energia di quella che si ricaverebbe dalla successiva combustione dell’idrogeno. Peccato che Stan Mayer abbia realizzato oltre 30 anni fa un auto alimentata esclusivamente ad acqua che percorreva, circa, 50 km con un litro. Si, hai letto bene: 50 Km/litro, ma di acqua, però, non di benzina!!!!!!
Auto alimentate a biocombustibili? Chissa, forse… Sai qual’è stata la prima auto ad essere stata alimentata ad etanolo? La Ford modello T, nel 1908. Hai letto bene: millenovecentootto!!!! Cento anni fa era in produzione un’auto che poteva essere alimentata sia a benzina che ad etanolo!! E sai perchè hanno smesso di produrre la versione ad etanolo? Per due ragioni:
1 - perchè fu varata la legge sul “proibizionismo” (adesso hai capito perchè hanno fatto una legge così “apparentemente” puritana e inutile? Era per bloccare sul nascere la produzione di biocarburanti e favorire le nascenti aziende petrolifere…
2 - perchè fu messa fuori legge la coltivazione della canapa, pianta dalle mille proprietà eccezionali, ma tenute volutamente nascoste. Chissa perchè?
Ma allora, perchè siamo arrivati a questa crisi globale dell’industria automobilistica, se esistono tutte queste soluzioni? Riflettici, ne parleremo quando entrerai nell’associazione Arcipelago SCEC(http://www.arcipelagotoscana.org/) e ci conosceremo di persona…

Solidarietà ChE Cammina è per l’energia libera e gratuita per tutti
Smetti di ascoltare i mass media, ascolta il tuo cuore e scopri l’infinita ricchezza che possiedi: la tua creatività e il tuo lavoro

Lunedì 15 dicembre alle ore 21, presso la Circoscrizione n.4 Viareggio Nuova, in Piazza del Buon Consiglio assemblea pubblica sull'inceneritore a Viareggio.Si affronterà ancora una volta la questione del'inceneritore della Versilia, dei suoi danni e dell'esigenza di chiedere con forza la sua chiusura definitiva. Verranno invitati tutti i rappresentanti politici locali.Maggiori informazioni QUI.

Etichette: , , , , , ,

sabato 29 novembre 2008

Apre lo Sportello ACU

Finalmente anche a Viareggio apre lo sportello A.C.U., una finestra a tutela dei diritti violati del consumatore, ma soprattutto una porta aperta ad un percorso di consapevolezza e consumo critico vicina all'esperienza dei Gruppi di Acquisto Solidale, che attraverso la loro palestra ed esperienza per esercitarsi a consumare sempre meglio e meno, darà una mano a chi ancora pensa che consumare sempre di più ed a qualsiasi costo per l'ambiente sia ancora possibile anche sotto l'aspetto di un prezzo troppo allettante...

L’ACU-Associazione Consumatori Utenti organizzazione indipendente e senza scopo di lucro iscritta nell’Elenco Nazionale delle associazioni dei consumatori e degli utenti, rappresentative a livello nazionale, di cui all’art.137 del Codice del Consumo, ha aperto un proprio sportello a Viareggio.L’ACU opera dal 1984, è presente in tutte le regioni italiane con proprie strutture, collaboratori ed esperti in tutte le discipline della tutela dei diritti dei cittadini. Già dal 1986 ha ottenuto l’accreditamento internazionale da parte di CI (rete mondiale delle associazioni consumatori indipendenti, riconosciuta dall’Onu), partecipa a tutti i congressi mondiali con specifiche proposte settoriali (lotta alla contaminazione ambientale dei pesticidi, consumo etico, etichetta completa per i cibi irraggiati, ecc.), sempre divenute risoluzioni congressuali. E’ membro del CNCU al Ministero dello Sviluppo Economico e socio fondatore dell’ ASECO, un network di tredici associazioni di consumatori a livello europeo. ACU ha collaborato con diverse Università in progetti di ricerca e formazione nel campo consumeristico (Politecnico di Milano, Università della Calabria, di Camerino, Sannio, Parma, Firenze e Siena), sostiene e promuove culturalmente, come da statuto, il consumo etico e responsabile.
ACU è particolarmente attiva nel settore dei prodotti di largo consumo e nei settori: servizi telefonici e telematici, servizi a rete (trasporti, acqua, energia, ecc.), commercio elettronico e pubblicità ingannevole; nel settore assicurativo, bancario e finanziario. E’ capofila e responsabile per l’Italia della campagna europea “Educare alla sicurezza alimentare”. L’ACU si è impegnata nella campagna internazionale contro la privatizzazione del servizio idrico pubblico e dall’inizio del 2007 partecipa alla Campagna nazionale di raccolta firme per la proposta di Legge di iniziativa popolare “Acqua bene comune”.
Inoltre ACU, ha realizzato i seguenti progetti nazionali e regionali: “Palestre sicure”, “Le merci parlano”, “Mangiare fuori casa”, “Consumo sostenibile nelle scuole”, “Pillole di educazione sanitaria per cittadini-consumatori”, “Certificazione volontaria dei prodotti”, “Contraffazione dei prodotti di largo consumo”. Partecipa al Progetto “Consumatori e mercato”.
ACU svolge attività di informazione e assistenza ai cittadini presso i propri sportelli distribuiti in tutta Italia, anche appoggiandosi logisticamente ad altre strutture associative; promuove campagne di promozione del consumerismo e svolge attività di tutela degli interessi collettivi anche in sede giudiziaria, così come previsto dal Codice del Consumo.

Per informazioni: responsabile sportello Viareggio - Avv. Luca Cecioni, via San Francesco 43-tel.fax 0584/44393: lucacecioni@libero.it – orari di apertura martedì e giovedì dalle 17 alle 19,30.

Etichette: , , , ,

giovedì 20 novembre 2008

GENERAZIONE DECRESCENTE

di Andrea Bertaglio
Provate, se avete piu’ di quarant’anni, a far parte di una generazione che si e’ sempre sentita dire che e’ fortunata perche’ ha avuto tutto. Provate ad immaginare, per una volta, che cosa voglia dire davvero avere tutto. O pensare di averlo, almeno. Credete che sia facile dare un senso alla propria vita?Provate a vivere in un mondo in cui tutto e’ gia’ stato detto, o fatto, o scoperto, o inventato, o addirittura vissuto. Un mondo in cui i vostri padri possono vantarsi di aver costruito tutto da soli. Immaginate di non trovarvi sempre e comunque a vostro agio, in questo mondo costruito “per voi”, soprattutto quando ne avete molte ragioni per farlo.Provate ad avere trent’anni e a dover lavorare a tempo determinato in un call centre, magari vivendo ancora in casa dei genitori perche’ impossibilitati a (se non incapaci di) mettere su famiglia. Se non volete metter su famiglia, provate a metter su casa, se non potete ricevere un prestito da banche ormai alla rovina che non si fidano (!) di voi.Provate a crescere col cervello quotidianamente bombardato da impulsi che, quando non sono a scopo pubblicitario, vi fanno credere che, senza il minimo impegno o capacita’, diventerete rock-star o divi televisivi. Crescete col boom della pubblicita’ prima e dei reality show poi, invece che con “Carosello”.Provate ad uscire un sabato sera e sentire il vuoto fuori e dentro di voi, nel vedere molti, troppi coetanei incapaci di affrontare anche una semplice serata in discoteca senza ricorrere all’uso di sostanze piu’ o meno legali.Provate a crescere e maturare nel periodo storico in cui si stanno pagando le conseguenze sociali, ambientali, politiche ed economiche delle scelte sbagliate fatte da molte delle persone che oggi vi accusano di essere degli ingenui, dei deboli, degli svogliati.Provate a non avere idea di cosa ne sara’ del vostro domani, vuoi per i crash finanziari piuttosto che per i cambiamenti climatici.Provate ad essere giovani in un mondo vecchio. Un mondo in cui la folle corsa al “di piu’”, al “piu’ grande”, al “piu’ veloce”, vi ha probabilmente fatto mangiare tre volte al giorno, ma vi ha tolto molto altro.Provate, anche solo per un giorno. E ditemi se la Decrescita non e’ l’unica risposta ai nostri problemi che non sia priva di senso, vivendo nella quasi totale assenza, tra l’altro, di uno straccio di spiritualita’ o di un briciolo di ideologia.E’ stato fino ad oggi un viaggio a senso solo: verso l’alto. Ma chi vola troppo in alto, si sa, prima o poi viene colto dalla vertigine.Noi siamo la vertigine. E vogliamo rallentare. Vogliamo scendere. Vogliamo decrescere!

Etichette: , ,

lunedì 10 novembre 2008

W la globalizzazione e W la competitività!!!

"COSI'LA MALEDETTA UNIONE EUROPEA MI HA LASCIATO SUL LASTRICO"
FONTE: GIANCARLO SCOTUZZI.ORG

Prima obbligato ad accettare una riduzione del salario del 40% e a rischiare ulteriormente la vita con turni massacranti alla guida del camion, poi licenziato: storia di Camillo, 52 anni, che ha votato i politici che l’hanno rovinato.
Intervista registrata in provincia di Brescia domenica 7 settembre 2008. Alcuni dettagli sono stati modificati per non consentire l’identificazione dell’intervistato, che vuole rimanere anonimo «perché – dice – dalle mie parti, se denunci i soprusi di un padrone, ti appiccicano l’etichetta di lavativo e non trovi più neppure uno straccio di lavoro».
Ho 52 anni e ho sempre fatto il camionista. Ho cominciato a 20 anni, alla guida di un piccolo camion, distribuendo bevande nella mia zona, che è una valle del Norditalia dove la Dc l’ha sempre fatta da padrona. Poi è arrivato Bossi, che ha cominciato a prendere più voti di quanti ne avessero mai raccolti i culibianchi [i democristiani, ndi]. Ma con la Lega le cose, come sto per raccontare, invece di migliorare sono peggiorate.
A 23 anni ho cominciato a guidare un Tir per conto di un padroncino della città. Trasportavo tondino di ferro. Sempre sovraccarico di 100-150 quintali. Vuol dire che per fermare il camion ti servono decine e decine di metri supplementari: se ti trovi un’auto o un ciclista o un pedone a una distanza inferiore è inutile che freni. Il camion non si ferma e maciulli tutto quanto. Ad alcuni miei colleghi è successo. Ma nessuno mi ha mai controllato. Eppure sarebbe bastato scortarmi sino a una pesa pubblica e lì avrebbero scoperto che il padrone mi mandava in giro con un sovraccarico che era un’arma: un imprevisto e demolisci tutto, lamiere e corpi. Un giorno ho detto al padrone: – Capo, ma c’è bisogno di sovraccaricare il camion in questa maniera? – Sono obbligato, perché per vincere l’appalto con la ferriera ho dovuto abbassare le tariffe e se rispetto i limiti di carico devo fare più viaggi e non ci sto dentro. Se non te la senti di guidare sovraccarico prendo un altro al tuo posto. Per fare tutti i viaggi che il nostro padrone si era impegnato a fare dovevamo ridurre i tempi di carico e scarico. Così il carico non veniva ancorato al pianale. Un guaio, quando trasporti materiale che può scivolare. Un giorno un collega e amico che trasportava billette [laminato per profilati, ndi] ha dovuto frenare di colpo per evitare un trattore uscito da un campo. Andava come un matto, perché un altro fattore di rischio era la velocità: per rispettare la tabella di marcia e fare tutti i viaggi comandati sei obbligato a superare i limiti di legge. Quando il mio amico ha visto il trattore si è subito reso conto che non aveva alcuna possibilità di fermarsi in tempo, appunto perché era sovraccarico e andava troppo forte. Ma ha frenato lo stesso, spingendo tutto il freno, un po’ per riflesso condizionato e un po’ per la paura di ammazzare il poverocristo alla guida del trattore. Quello del trattore, quando ha visto nello specchietto il Tir avvicinarsi a velocità folle, ha sterzato in un campo, ribaltandosi senza gravi danni. Ma la frenata ha fatto scivolare la montagna di billette sulla cabina. Il mio amico è morto maciullato. La moglie lo ha riconosciuto da una scarpa. «Gliele avevo comprate l’altr’ieri al mercato», ha detto. Il resto di suo marito era brandelli e poltiglia, «Marta, meglio che non vai a vedere», gli ha detto un pompiere che la conosceva.
Quando i tondinari han trasferito le loro ferriere nei Paesi dell’Est sono rimasto senza lavoro qualche mese. Finché mi ha assunto un padrone della Valle che lavorava per conto di una grande azienda del Torinese. Era di fatto un reparto staccato, con circa 200 dipendenti. Ma mica tutti della stessa impresa, bensì frazionati in tante piccole aziendine con meno di 15 dipendenti, in modo che i 200 dipendenti, che pure lavoravano quasi gomito a gomito ma sulla busta paga avevano il timbro di 14 aziende diverse, non godessero dei diritti sindacali dello Statuto dei lavoratori, che vale appunto nelle imprese con oltre 15 dipendenti. Così il padrone era libero di licenziare chiunque in ogni momento anche senza motivo. So di uno che è stato licenziato perché soffriva di prostata e andava troppo spesso a pisciare; so di un altro che soffriva di bronchiti e con il freddo faceva troppe assenze per malattia, secondo il padrone; so di altri due messi alla porta perché avevano osato iscriversi al sindacato. Padroni bastardi! Eppure nessuno protestava, nessuno aveva da ridire, pensavano che, in una Valle di fame come la nostra, fosse già tanta grazia avere un padrone e un lavoro di merda perché sono sempre meglio di nessun padrone. Io, che stavo sul Tir dal lunedì al venerdì e spesso anche il sabato e persino la domenica se c’erano consegne urgenti, ero considerato un privilegiato. Salivo in cabina alle sei di mattina e smontavo alle sei di sera, con un’ora di fermo per il pranzo, che poi si è ridotta a venti minuti perché l’intensità del traffico ti costringeva a recuperare. Sempre più spesso mi capitava di smontare dopo le otto di sera.
Un paio di anni fa il padrone mi chiama, mi fa sedere, mi mette sotto il naso una lettera con l’intestazione di camion giallo e rosso e mi fa: – Camillo, conosci Willi Betz? – E chi è? – È un tedesco furbo, che ha capito tutto e si è preparato per tempo a entrare in Europa... In breve il padrone mi spiega che questo crucco ha messo su in un Paese dell’Est un’impresa di trasporti con centinaia di camion che, grazie appunto all’Unione Europea che ha buttato giù le frontiere, possono trasportare merci ovunque senza problemi, niente burocrazie né dazi né perdite di tempo. E al volante di tutti questi camion il crucco ci ha messo autisti assunti all’Est, dove le paghe sono un terzo delle nostre. – Insomma, Camillo – viene al dunque il mio padrone – tu capisci che se vendo il mio Tir e faccio trasportare le mie merci da Betz risparmio un sacco di soldi, ecco, guarda qua – e martella col dito la lettera di Betz sulla scrivania – hai visto che tariffe? Calcolando i tuoi contributi e le spese del camion, tu mi costi il 60% in più di un autista di Betz... – Capo, non vorrà mica ridurmi la paga del 60%, no? – Nooo! Per chi mi hai preso? Per uno schiavista? Mi contento di una riduzione del 40%. Mi è andato il sangue alla testa. Avrei voluto mollargli un cazzotto, al bastardo! Ma mi sono controllato. Mia moglie ha perso il posto nel laboratorio di confezioni molti anni fa, ho ancora un figlio che studia e l’altro che guadagna poco e ogni mese mi chiede una mano... Così ho accettato. v Sei mesi fa il padrone mi convoca di nuovo. Con lui c’è un tipo moro, con i capelli che sembrano unti di gel, vestito male. – Camillo – mi fa il padrone – questo è Vilic... il nome sarebbe un po’ complicato ma chiamiamolo Vilic. Viene dalla Romania e per un po’ ti darà una mano. Mi preoccupo. Ogni volta che il padrone mi annuncia una novità si rivela una fregatura. – Vilic – continua il padrone – farà con te qualche viaggio, in modo da imparare la strada. Poi prenderà il tuo posto, ma tu non devi preoccuparti, perché passerai su un nuovo camion a fare consegne altrove, anche all’estero. Sai, quelli di Torino si stanno trasferendo all’Est e io ho bisogno di qualcuno di fiducia, come te, per le consegne nella loro nuova fabbrica, e tu avrai il tuo buon tornaconto. La prospettiva di fare viaggi internazionali e star fuori tutta la settimana mi spaventa un po’, ma penso al guadagno: ho amici autisti che fanno la spola tra il Milanese e la Polonia e si portano a casa uno stipendo che è il doppio del mio. Mi metto in viaggio con Vilic al fianco. Si è portato dietro una sacca, da cui viene odore di cibo. Ha gli stessi abiti di quando l’ho incontrato la prima volta nell’ufficio del padrone e puzza un po’. Parla poco, in un italiano stentato. A ogni deviazione gli segnalo un riferimento che lo aiuti a ricordare. Ecco, vedi quella grande insegna? Attento, qui devi stare sulla sinistra e girare... Lui indica col dito le insegne e i nomi delle località che attraversiamo e prende nota a biro su un quaderno. Ci fermiamo a un autogrill. Lui dice che si è portato da mangiare. Cava dalla borsa un sacchetto di carta con chiazze oleose e comincia a mangiare specie di polpette con uno sgradevole odore di aglio. Quando vado alla toilette lo trovo che beve dal rubinetto. Così per una settimana, lui sempre più sporco e puzzolente, sempre a sgranocchiare polpette. Un giorno gli ho offerto il pranzo, ma ha rifiutato.
Ho pensato non avesse soldi e quindi si sentisse a disagio per non poter ricambiare. Così l’indomani mi sono inventato che il padrone aveva offerto il pranzo a entrambi. Ha divorato tutto come un affamato. Con la birra si è lasciato andare per la prima volta a qualche confidenza. Mi ha detto di avere moglie e una figlia, che però l’hanno lasciato. Mi ha detto che la notte dorme in una specie di ripostiglio che gli ha procurato il padrone e che, appena prende la paga, si trasferisce in un bilocale che un bottegaio del paese gli ha promesso in cambio di un anticipo. Mi ha confidato il suo salario: meno della metà del mio e senza contributi perché il padrone lo ha convinto ad aprire una partita Iva, insomma a mettersi in proprio! Guardo questo poverocristo dal nome complicato che non riusciamo a pronunciare e mi fa una pena immensa: eppure, secondo le statistiche, questo pezzente è un imprenditore, è una ditta individuale! ...

Etichette: , ,

mercoledì 29 ottobre 2008

Capitalismo in vacca


Economia reale: Socialismo Hai 2 mucche. Ne dai una al tuo prossimo. Comunismo Hai 2 mucche. Lo Stato le prende entrambe e ti dà un pò di latte. Fascismo Hai 2 mucche. Lo Stato le prende entrambe e ti vende un pò di latte. Nazismo Hai 2 mucche. Lo Stato le prende entrambe e ti spara. Burocraticismo Hai 2 mucche. Lo Stato le prende entrambe, spara ad una, munge l'altra, e poi getta via il latte ... Capitalismo tradizionale Hai due mucche. Ne vendi una e compri un toro. Moltiplichi il tuo armento, e l'economia cresce. Poi venderlo e ritirarti col reddito. Capitalismo americano Hai due mucche. Ne vendi una, e forzi l' altra a produrre il latte di quattro. Successivamente, assumi un consulente per analizzare il motivo per cui la mucca è caduta in terra morta. Capitalismo Enron venture. Hai due mucche. Vendi tre di esse per la tua azienda quotata in borsa, utilizzando lettere di credito aperte da tuo cognato presso la banca, quindi esegui un rapporto debito / equity swap con una offerta generale associata in modo da ottenere tutte e quattro le mucche indietro, con un esenzione fiscale per cinque mucche.I diritti del latte delle sei mucche sono trasferiti tramite un intermediario a una società a Cayman Island di proprietà segretamente dell'azionista di maggioranza che vende i diritti per tutte e sette le mucche alla tua società quotata. La relazione annuale afferma che la società possiede otto mucche, con un'opzione su una in più. Tu vendi una mucca per comprare un nuovo presidente degli Stati Uniti, lasciandoti con nove mucche. Nessun bilancio fornito con la consegna. Il pubblico quindi acquista il tuo toro. Il modello di capitalismo ANDERSEN Hai due mucche. Le fai a brandelli . Capitalismo francese Hai due mucche. Si va in sciopero,si organizza una sommossa, e si bloccano le strade, perché tui vuoi tre mucche. Capitalismo giapponese Hai due mucche. Tu le riprogetti in modo che loro siano un decimo delle dimensioni di un normale mucca e producano venti volte il latte. È quindi crei un cartone animato con una mucca intelligente chiamata 'Cowkimon' e lo vendi in tutto il mondo. Capitalismo tedesco Hai due mucche. Le riprogetti in modo che vivano per 100 anni, mangino una volta al mese, e si mungano da sè stesse. Capitalismo italiano Hai due mucche, ma non sai dove sono. Decidi di andare a Pranzo. Capitalismo russo Hai due mucche. Le conti ed apprendi di avere cinque mucche.Le conti di nuovo e hai 42 mucche. Le conti di nuovo e hai 2 mucche. Il conteggio delle mucche si arresta e apri un'altra bottiglia di vodka. Capitalismo svizzero Hai 5000 mucche. Nessuna di loro ti appartiene .Tu ti fai pagare per la conservazione. Capitalismo cinese Hai due mucche. Hai 300 persone per la loro mungitura. Si sostiene che tu abbia la piena occupazione, e un'alta produttività della specie bovina .E arresti il giornalista che ha segnalato la situazione reale. Sistema indiano Hai due mucche. Hai un culto per loro. Sistema britannico Hai due mucche. Entrambe sono pazze. Capitalismo iracheno Tutti pensano che hai un sacco di mucche.Tu dici loro che non hai nessuna. Nessuno ti crede, in modo che loro ti bombardano con la m**a e invadono il tuo paese. Continui a non avere mucche, ma almeno ora sei parte di una democrazia .... Capitalismo a Zimbabwe Hai due mucche. MI6 organizza per una folla per spararti e rubarle loro per l'esportazione verso la Gran Bretagna. Capitalismo Wall Street Hai due mucche.Le ipotechi a un intermediario che li usa come una tranche in quota a un debito collaterizzato (CDO) venduto a una banca d'investimento che le ipoteca, ma sono poi inserite in un credit default swap (CDS) e vendute a una Banca giapponese che ti swap il CDS come uno strumento derivato OTC a una autorità comunale svedese. Ti tieni il latte. Capitalismo Nova Zelanda Hai due mucche.Quella a sinistra appare molto attraente. Capitalismo australiano Hai due mucche.L' affare sembra piuttosto buono. Chiudi l'ufficio per andare a farti un paio di birre per festeggiare.

Etichette:

venerdì 24 ottobre 2008

LINUX DAY...L'INFORMATICA DAL BASSO

Da otto anni l'ultimo sabato di ottobre è dedicato al sistema operativo del pinguino, Linux.
Linux, da Linus Torvalds , suo primo ideatore, è un sistema operativo "aperto", ovvero ognuno può dare il proprio contributo, aggiungere qualcosa, migliorare, integrare e poi ri-diffondere in rete, gratis e senza rischi.
Molti di noi lavorano, studiano, giocano, navigano e inviano messaggi con computer sui quali sono installati sistemi operativi a pagamento, quelli dell'uomo tra i più ricchi del mondo. Non lo voglio nemmeno nominare...brrr.
Quelli per cui il vocabolario di bestemmie ed insulti si è arricchito, nel tentativo di mantenere il proprio pc pulito da virus e lontano da arresti improvvisi, schermate blu, errori di sistema e tanto altro.
Linux e tutto il mondo del pinguino, rappresentano la realtà concreta nel mondo virtuale, del cyberspazio, di consegnare alla collettività un prodotto funzionante , gratuito, basato sull'esperienza e sulle esigenze di molti, un prodotto che arriva dal basso, da piccoli o grandi gruppi di persone che in tutto il mondo scrivono e riscrivono righe e righe di codice aperto, condivisibile, l'open source.
Buona parte dell'Europa ha da tempo deciso di non sprecare più i soldi della collettività nei sistemi operativi e nei prodotti marchiati MICROSOFT.
Non abbiamo più bisogno di Windows, c'è Ubuntu!
Ubuntu fa le stesse cose e non costa niente! Avete capito bene, NIENTE!
Non abbiamo neanche più bisogno del pacchetto Office, spesa abnorme per le amministrazioni pubbliche. Dentro Ubuntu o una qualsiasi versione recente di Linux, Suse, Knoppix, DreamLinux, Redhat, ecc. c'è già il pacchetto Open Office, degno e validissimo sostituto di MS Office e soprattutto, lo ripeto, è gratis!

Quanto potrebbe risparmiare il comune di Viareggio sostituendo windows con linux sui suoi computers, di tutti gli uffici e società partecipate.
Supponiamo che una licenza Windows Vista o Xp più il pacchetto MS Office costi al comune di Viareggio circa 90+140=230 (stimando una media dei prezzi più bassi di mercato e le convenzioni applicate) moltiplicatelo per il numero di computers , che personalmente non conosco con esattezza, ma possiamo calcolarlo in base al numero di dipendenti e quindi di uffici.
Poniamo che vi siano un totale di 500 dipendenti, di personale negli uffici, dentro e fuori la sede comunale.
Intendo dire, nelle circoscrizioni e nelle società partecipate.
Credo che sia una stima molto bassa, ma per l'esempio può essere un'indizio utile.
Diciamo che sul territorio del comune di Viareggio viene assegnato almeno un pc ogni due dipendenti.
Quindi ipotiziamo che vi siano circa 250 computers.
Installare un sistema operativo Microsoft più il relativo pacchetto MS Office costa alla collettività
250x230=57.500 EURO
Questa è ovviamente una proiezione su stime ipotetiche e mi sono tenuto veramente basso.
Non ho aggiunto nel pacchetto software l'installazione e quindi il relativo costo di un antivirus, che commercialmente può avere un valore dai 30 ai 60 euro, sempre mantenendomi basso.
Non ho nemmeno calcolato il costo di manutenzione per ogni singolo pc esposto ugualmente ad infezioni e che prima o poi crasha inesorabilmente.
Né, ho parlato di quanto si potrebbe risparmiare usando la tecnologia VoIP fra un ufficio e un altro e tirare via costosi telefoni con centralini e lucine magiche varie, nonchè risparmiare sulla bolletta!

Allego tuttavia uno studio più dettagliato sui costi del pacchetto MICROSOFT nelle amministrazioni pubbliche.

Linux Ubuntu è la soluzione per alleggerire il debito-macigno che grava sull'amministrazione comunale.
Non ci costerebbe niente! Non avremmo neanche problemi di virus o altre diavolerie aggiuntive!
SU LINUX NON SI PRENDONO VIRUS!
Quindi, cari politici locali e specialmente Lei, cara Assessora Francesca Pardini, ci consideri un pochino la prossima volta che ci vedrà al consiglio comunale, non esiti a chiedere dei Grilli Versiliesi o dei ragazzi del LUG Versilia per sapere come risparmià du' euri!

Inoltre invito tutti i lettori di questo blog a scrivere all'assessora pardini@comune.viareggio.lu.it, affinché consideri questo suggerimento una valida opzione per "ossigenare" le casse comunali.

p.s.
Gentile Dott.ssa Pardini, quando esce dal suo ufficio domani, faccia visita al pinguino, è lì dove lavora anche Lei!

2° p.s.
presto torneremo a parlare di politica e open source...stay tuned!

Etichette: , , , , , , ,

mercoledì 15 ottobre 2008

il ConsumAttore


Il consumo può anche essere visto come strumento di critica.E non solo come oggetto di critica.I consumAttori, dove prevalgono le donne, sono consumatori particolarmente impegnati. Attraverso scelte quotidiane di acquisto, etico o critico, e di non acquisto, il boicottaggio, esprimono un senso di responsabilità verso la sfera pubblica. È uno stile di vita, ma anche una forma emergente di coinvolgimento, in epoca di disincanto politico. La globalizzazione, con i suoi risvolti, si impone come sfondo, oltre che fattore di attenzione verso temi di interesse collettivo. Alcuni fenomeni appaiono fortemente legati a queste scelte: il configurarsi di scenari di tipo glocale,la mobilitazione no-global, il neoliberismo e le multinazionali, la governance globale delle istituzioni internazionali (Wto, Fmi, G8), la crisi dello stato-nazione e di attori come i partiti. Tutto questo spinge una componente di cittadini ad una presa di responsabilità individuale. Spinge verso arene politiche e forme di partecipazione di segno nuovo, che si affiancano e non sostituiscono quelle tradizionali. Così il supermercato o la bottega del commercio equo e solidale, diventano luogo di impegno sociale e politico, dove esprimere anzitutto un'identità. Secondo i consumAttori più coinvolti, scegliere un prodotto che certifica la sostenibilità ambientale, il non utilizzo di lavoro minorile, una remunerazione "equa" ai produttori del Sud del mondo, o la paternità biologica è come andare a votare. Un prodotto, un voto. Sicuramente questo stile testimonia una crescente sensibilità verso problemi cruciali, e la disillusione per la politica - costretta a muoversi in scenari globali -che non dispone di strumenti efficaci come molti cittadini si aspettano. L'impotenza degli attori tradizionali, e nazionali, e il potere dei grandi interessi organizzati a livello mondiale sollecitano questa avanguardia di cittadini, più creativi, più critici - o semplicemente più preoccupati del futuro loro e dei propri figli -a muoversi con responsabilità nella dimensione quotidiana.
Forme di alter-consumo - come le ha definite Lipovetsky - che si sviluppano nella società dell'iperconsumo. Si comincia nel supermarket e si continua in ufficio o a casa, adottando strategie di risparmio delle risorse nella gestione domestica. I soldi vengono usati in modo diverso: donazioni a specifiche organizzazioni, investimenti in banche "etiche". I consumAttori viaggiano e fanno turismo in modo responsabile. Quando è possibile bypassano la grande distribuzione, privilegiando i Gas (Gruppi di acquisto solidale), quindi prodotti dalla filiera corta, biologici, con packaging e trasporti ridotti al minimo. Nel supermarket scelgono quelli alla spina. Adottano strategie di risparmio energetico nella produzione personale di energia (pannelli fotovoltaici) e dei trasporti (usano la bici al posto dell'auto) e incominciano ad usare monete locali complementari come mezzo di scambio.
Ma è anche un comportamento equo, individuale e relazionale, quello del consumAttore; una sintesi di solidarietà e di attenzione alla propria salute, all'ambiente e alle persone che ci circondano e, di questi tempi, al risparmio economico. Del resto, sempre di consumo si tratta.

Luigi Ceccarini

Etichette: ,

domenica 12 ottobre 2008

Bisogna dare liquidità all'economia non alle banche


Crollano le borse? Il sistema finanziario è messo a dura prova? La soluzione è più semplice di quanto si creda, sempre che si voglia vedere e si abbia il buon senso di applicarla.Il debito, nella sua evoluzione esponenziale di lungo periodo, assorbe quote sempre maggiori di ricchezza; le banche, in preda ad un delirio di onnipotenza da utili, hanno moltiplicato la produzione mondiale per decine di volte con gli strumenti a leva finanziaria, abbandonando definitivamente la loro funzione sociale di finanziare le attività economiche. Il risultato è che l’economia reale sta rimanendo senza liquidità, mentre le banche, a causa di una percentuale di per sé piccola di insolvenze, ma grazie alle leve finanziarie esasperate, stanno fallendo in numero sempre maggiore.Per uscire da questa crisi, è necessario, dichiarare fuori legge e quindi far sparire dal mercato i prodotti dell’ingegneria finanziaria come i derivati, le obbligazioni strutturate ecc.Occorre altresì azzerare completamente tutti i debiti, divenuti insostenibili e immettere liquidità nel sistema economico senza indebitarlo permettendo così all’economia reale di riprendere la sua normale funzione nella società. Con queste semplici, ma coraggiose, soluzioni, si libererebbe una enorme massa di ricchezza che farebbe tornare in equilibrio un sistema economico, ormai malato terminale.
Le contromisure prese dalle autorità monetarie e dai governi invece vanno nel senso opposto, ovvero quello di dare liquidità alle banche per non farle fallire e permettere di continuare nel loro assurdo e delirante gioco di moltiplicare gli utili, con la scusa di salvaguardare i depositi dei risparmiatori. Ad aggravare la situazione c’è che questa enorme liquidità data al sistema bancario, non viene reimmessa nel circuito economico, ma viene usata semplicemente per tamponare le falle nei bilanci bancari. La conseguenza sono imprese e famiglie in enorme difficoltà di liquidità in un sistema creditizio che invece detiene masse enormi di denaro, ma inutilizzate.Se si vuole davvero salvaguardare le famiglie e le imprese, si dia quella liquidità direttamente a loro, annullando i debiti e si lasci una volta per tutte morire questo sistema bancario ingordo, malato e ormai inutile. Se non lo fanno l’unico sistema è adottare la moneta complementare che immette liquidità senza indebitare nell’economia e alle famiglie, insieme a questo occorre ricostruire l’economia reale, a partire dalla agricoltura, distrutta e disgregata dalla globalizzazione selvaggia.


Pierluigi Paoletti Presidente Nazionale ArcipelagoSCEC


www.centrofondi.it report settimanali gratuiti per capire l'economia ed i mercati finanziari

Etichette: ,

giovedì 25 settembre 2008

intervista all'inventore dell'impronta ecologica

Oggi, 23 settembre 2008, è l' Earth Overshoot Day. Il giorno in cui l'umanità ha utilizzato tutte le risorse che la natura riesce a generare in un anno secondo il Global Footprint Network fondato da Mathis Wackernagel. Questo significa che ci occorre circa 1,4 volte la Terra per soddisfare le nostre necessità. Ci stiamo mangiando il pianeta. Il blog ha intervistato Wackernagel, l'inventore del concetto di impronta ecologica, un indice statistico che mette in relazione il consumo di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle.
"I monaci italiani introdussero il concetto di contabilità per i soldi. L'impronta ecologica è qualcosa di simile applicato alle risorse: se pensiamo come contadini, invece che ai soldi pensiamo a quanto territorio abbiamo disponibile per i pascoli, le coltivazioni eccetera. Questo è ciò che abbiamo a disposizione e quello che usiamo per il cibo, l'energia, eccetera.Se guardiamo quante risorse consumiamo dal primo gennaio al 23 settembre, l'Overshoot Day, e facciamo un confronto con la produzione annua totale vediamo che dal primo gennaio al 23 settembre abbiamo consumato tutte le risorse che la Terra è in grado di rigenerare in un intero anno.Quando sono nato, nel 1962, l'umanità usava la metà delle risorse rigenerabili in un anno.Finora siamo riusciti, con la tecnologia, a spremere il pianeta. Alcune aree del mondo hanno sperimentato il collasso perché sono troppo povere per importare risorse extra rispetto a quelle che riescono a produrre in loco.La Svizzera, ad esempio, che è abbastanza ricca consuma tre volte le risorse che il suo ecosistema riesce a rigenerare. Finché avrà sufficienti risorse finanziarie, potrà comprare le risorse naturali. Le ultime stime per l'Italia sono per il 2003: 4,2 ettari di spazio ecologico produttivo rispetto a 1,8 disponibili nel mondo; un po' meno di tre volte quello che è disponibile nel mondo. La biocapacità dell'Italia è di un ettaro per persona, un po' di più della metà della media mondiale. Ci vogliono quindi 4 Italie per supportare il consumo degli italiani. Altri casi sono Haiti o il Darfur, che sono molto più limitati nella disponibilità di risorse in loco e finite queste non sono in grado di importare risorse extra da fuori e si trovano a fare i conti con gravi carenze di materie prime.Ci sono bellissimi esempi storici, belli anche perché lontani nel tempo. Quando l'impero romano era al suo apice, a Roma abitavano un milione di persone. Quando l'impero collassò, la città non riuscì più a trasportare le risorse dai posti più lontani. La città in pochissimo tempo scese a 50.000 abitanti appunto perché poteva contare sulle risorse locali non riuscendo a trasportarne da fuori. Questo è il miglior esempio storico.Ci sono tre aree su cui ci dobbiamo concentrare: la prima è che, come per l'economia, dobbiamo essere coscienti di quanto spendiamo e quanto utilizziamo.Una buona contabilità non salva dalla bancarotta, ma aiuta a capire quanto ci siamo vicini.La seconda: se si guarda alle infrastrutture costruite oggi o nel passato... le infrastrutture rimangono per decenni. Pensate a come sono costruite le vostre città: questo determina come vivete in queste città, determina per decenni quanto le case consumano.La terza, è orientare l'innovazione nella giusta direzione. L'innovazione è il miglior strumento per risolvere i problemi, ma se non è concentrata sui problemi giusti questi non verranno risolti. Se abbiamo chiare le questioni da risolvere possiamo raggiungere gli obiettivi dell'innovazione più facilmente e iniziare a investire in questi obiettivi.Posso dirvi quale energia useremo, è abbastanza ovvio: oggi usiamo circa 15 terawatt di energia per alimentare l'economia mondiale. Il Sole fornisce 175.000 terawatt al nostro pianeta. Quindi di sicuro questa sarà la fonte utilizzata maggiormente, come abbiamo fatto nel passato, nei primi 500.000 anni della storia dell'uomo.Io spero che inizieremo a capire che i rifiuti non sono la fine del ciclo, ma l'inizio.I nostri rifiuti possono diventare una significativa risorsa per la nostra economia: la cosa peggiore che possiamo fare con i rifiuti è mescolare rifiuti diversi, è uno spreco.Separandoli hanno molto più valore: dalla carta si ricava carta, dal metallo il metallo, eccetera.L'organico può diventare concime tramite il compostaggio senza contaminare il resto dei rifiuti.Alcune parti possono avere un valore energetico che si può ricavare dalla combustione.I rifiuti dunque possono essere una grande opportunità e una risorsa per l'economia e non il problema che sono oggi." M.Wackernagel

per la versione sottotitolata in italiano clicca su:
http://www.youtube.com/watch?v=_QkH1sYwRuU

Etichette: , , ,

sabato 30 agosto 2008

La Moneta di Transizione: i B.L.S.

In vista del raduno nazionale sulle monete locali che si terrà a Rimini nella prima metà di ottobre 2008 e che abbiamo deciso di chiamare "OKTOBERSCEC", abbiamo pensato di creare un post nuovo e riassuntivo sui Buoni Locali di Solidarietà (BLS in seguito) del progetto Arcipelago SCEC.
Un unico avviso per chi si intende di economia, la studia, la mastica o chi lavora in banca:questo post non è per lui, faccia finta di non averlo visto e passi oltre.
Per tutti gli altri, curiosi o semplicemente interessati all'argomento oppure per chi non sa o non ha mai capito da dove vengono i soldi e soprattutto dove vanno, prima di tutto si guardi QUESTO

PREMESSA La situazione economica caratterizzata dall’esasperato aumento del debito delle famiglie e delle imprese a causa della deregulation finanziaria e della esagerata creazione monetaria ex nihilo, evidenziata dal progressivo impoverimento delle economie locali accentuatasi con la globalizzazione, ha determinato la necessità di attivare un circuito economico alternativo anche in Italia.La moneta complementare locale ed il sistema di compensazione creditizia, hanno rappresentato in passato e rappresentano oggi, le due più efficaci, affidabili e sostenibili alternative al vigente sistema bancario e monetario.S’intende inoltre dimostrare che la moneta, quando emessa correttamente, risponde a principi d’equità, merito e giustizia. Non crea ne inflazione ne debito pubblico. Sfortunatamente, altrettanto importante ed ingegnosa è stata nel corso degli anni la sua manipolazione e strumentalizzazione.I BLS nascono dall’esperienza e dallo studio di oltre 4.000 esempi di monete complementari presenti in tutto il mondo, passato e presente, compreso il circuito WIR svizzero, gli ITHACA HOURS statunitensi, il FUREAI KIPPU giapponese e il REGIO tedesco.

L'ECONOMIA DI MERCATO (O MEGLIO L'ECONOMIA DEL DEBITO)
La nostra moneta ufficiale, l’euro, come tutte le altre monete a corso forzoso, la cui accettazione è imposta dalla legge, è una moneta basata sul debito. Lo Stato, che ogni anno deve adeguare la quantità di moneta in circolazione, necessaria per lo scambio di beni e servizi, si indebita con la banca centrale che stampa il denaro, emettendo titoli pubblici (Bot, BTP, CCT ecc.) per un pari importo e sui quali deve pagare anche un tasso di interesse. Dal 1971 inoltre nessuna moneta a corso forzoso e garantita dall'oro o altri metalli preziosi, quindi se la moneta deve essere solo la rappresentazione “cartacea” dei beni e servizi, ovvero della ricchezza prodotta in un territorio, la sua funzione dovrebbe essere praticamente neutra e non gravata da un debito a cui si devono aggiungere perdipiù i dannosissimi interessi.Per capire meglio questo concetto Vi consiglio di vedere questo video: è un pezzo del film "El Concursante", mai passato in Italia, per ovvi motivi...

Video

Il video rappresenta la situazione in cui la produzione di beni e servizi rimane stabile e quindi non c'è ogni anno un nuovo indebitamento. Nel giro di pochi anni tutto passa in mano del sistema bancario. Ma con l'innovazione noi sappiamo che la produzione tende a crescere di una percentuale ogni anno, il cui indice è il famigerato: P.I.L. (Prodotto Interno Lordo) e quindi è necessario richiedere nuova moneta per adeguarla alla maggiore produzione.Maggiore produzione = Maggiore indebitamento + Aumento InteressiProduzione stabile = Pagamento interessi = Minore moneta in circolazione + CrisiAdesso capite come mai l'importo del debito pubblico italiano non diminuisce MAI, ma continua ad aumentare?I BLS sono dati gratuitamente o dietro veramento del solo costo di stampa, per coprire le spese, non creano debito e sono esenti da interessi come del resto quasi tutte le monete complementari passate e presenti.

TRANSITION MONEY
La via per l'abbondanzaLiberamente adattato da un report di Centrofondi dell'11 Maggio 2007...nel 2005, in Italia, abbiamo avuto una crescita pari a 0 (zero). Questo vuol dire che al netto dell’inflazione abbiamo prodotto come l’anno prima. Poiché non abbiamo fatto investimenti, seppur necessari, per carenza di copertura finanziaria, non avremmo dovuto aver bisogno - quindi - di altri €uro, quelli che erano in circolazione sarebbero dovuti bastare. Invece sappiamo dal bilancio di Banca “d’Italia” (spa) che sono stati emessi/prestati agli italiani dalla BCE – banca centrale europea, ben 90 mld di €uro pari al 6,5% del prodotto interno lordo 2005 appunto e per i quali, superfluo dirlo, ci siamo indebitati del pari importo + interessi.In pratica nel 2005 pur non aumentando la produzione ci siamo indebitati 6,5 volte in più del necessario. Questo dimostra due cose:1) che ci è stato imposto un indebitamento non richiesto e non necessario2) che l’inflazione reale è molto superiore a quella dichiarata dalle fonti ufficiali. In Usa una stima attendibile sulla massa monetaria – le stime ufficiali sono state soppresse (!!) –, ci dice che quest’anno essa crescerà del 13% contro una crescita del PIL che si assesterà all’1,3%. Il popolo USA quindi si indebiterà circa 10 volte il proprio fabbisogno reale di moneta. E’ utile ricordare che questa eccedenza di moneta provoca inflazione, la quale – diluendo il valore dei beni reali – toglie potere di acquisto alla moneta stessa, quindi a salari, stipendi, pensioni e redditi imprenditoriali. Ecco perché l’inflazione ci fa tanta paura ed ecco perché le nostre tasche sono sempre più vuote nonostante ci sia crescita economica costante. Immersi come siamo in questo girone d’inferno dantesco è chiaro come il nostro pensiero, condizionato da una quotidianità fatta di sofferenze e di stenti, non riesca a trovare la soluzione ai problemi che lo spudorato sfruttamento delle nostre persone (che debbono fare i salti mortali e due lavori per arrivare a fine mese e magari pagare rate) e delle risorse naturali, ci pone. La strada per uscirne, l’unica strada, è la decontaminazione del pensiero, la destrutturazione del pensiero, piegato dall’assillo del debito. La strada possibile è l’adozione di una moneta di transizione, una transition money*, rubando la definizione alle transition town. Una moneta che non sia affetta dalla malattia del debito e che venga capita e accettata facilmente da tutti; una moneta che agisca da antidoto alla malattia che affligge le nostre menti, che permetta di farci vedere che un futuro diverso esiste ed è possibile. Uno strumento, come qualunque moneta dovrebbe essere, che aiuti a pensare in modo corretto e che disattivi quel percorso perverso di pensieri negativi indotti dall’uso del denaro drogato dal debito. Questa è la funzione della moneta complementare, non deve essere complicata, deve avere una struttura semplice e di facile comprensione, ma soprattutto NON deve essere CONVERTIBILE IN MONETA UFFICIALE (in €uro). La riserva in €uro annullerebbe completamente i vantaggi di usare una moneta non legata al debito, una moneta – inoltre – che fa rimanere la ricchezza nel luogo in cui essa è prodotta. Sono concetti difficili da capire, perché troppo siamo abituati ad usare gli €uro senza capire cosa stiamo facendo.

MICROCREDITO, CREDITO e ECONOMIA DEL DONO
Il microcredito è nato dall’idea di Mohammad Yunus, il banchiere, che da oltre vent’anni concede ai poverissimi (cui nessuna altra banca al mondo darebbe mai una lira), piccoli prestiti per consentire loro di iniziare un’attività che li conduca fuori dallo stato di disperazione in cui versano. Sull’idea di Yunus sono sorte oltre duemila istituzioni che praticano questa finanza etica il cui scopo non è l’accumulazione monetaria, poiché i prestiti sono effettuati a tassi prossimi allo zero, ma il riscatto del maggior numero di persone dalla povertà e dalla miseria.In Italia la logica del microcredito è stata concretizzata dalla rete delle MAG, società finanziarie in forma cooperativa che supportano piccoli progetti di impresa tutti legati tra loro e che si sostengono reciprocamente senza gravare i soci con garanzie e interessi se non in misura ridottissima. La rete è anche connessa a Banca Etica, struttura che finanzia progetti di imprese non inquinanti e con un tasso di interesse inferiore a quello praticato dalle altre banche.Anche se questa non è la sede adatta a sollevare critiche sull'analisi di Marx della moneta, nel libro I, a pagina 159 del Capitale, leggiamo: "...la moneta di credito è sottoposta invece a rapporti che ancora ci sono completamente sconosciuti, dal punto di vista della circolazione semplice delle merci. Notiamo tuttavia, di passaggio, che come la carta moneta vera e propria sorge dalla funzione del denaro come mezzo di circolazione, la moneta di credito ha la sua radice naturale nella funzione del denaro come mezzo di pagamento...". Precorreva i tempi.Parliamo ora dell'economia del dono:E’ difficile che il singolo individuo possa pensare alla distribuzione della ricchezza che egli produce come ad un atto che gli genera benefici, ma in realtà è proprio così, se ci liberiamo della mentalità contadina che vede nell’accumulazione l’essenza della ricchezza. Un chiaro esempio di economia del dono è il software open source.Lo SCEC si integra bene nell'economia del dono, è una transition money come abbiamo visto in precedenza, ma può essere considerato anche un sistema di scambio non monetario in quanto agisce e rivitalizza le economie locali.

I BLS: COSA SONO I BLS
Sono delle “cartonote” e si usano insieme agli Euro. Il funzionamento è intuitivo. Vengono stampati dalle Associazioni locali e consegnati gratuitamente agli iscritti e alle famiglie. Questi Buoni Locali danno diritto ad una riduzione sui prezzi di listino. Un associazione onlus, locale, coordina questa fase.Emissione:Viene fatta dall’associazione senza scopo di lucro costituita ad hoc in cui parteciperanno tutte le associazioni di categoria coinvolte, gli Enti Locali ecc. ove questo non sia possibile ogni commerciante e imprenditore aderirà a titolo personale. Questi buoni danno diritto ad un abbuono medio del 20% (dal 10% fino al 30%) sui prezzi di listino, ma ogni esercente e chiunque sia in grado di offrire una prestazione o un bene sceglie la percentuale da applicare. I buoni non sono convertibili in euro e hanno la particolarità di ancorare sul territorio, arricchendolo, anche la parte di spesa pagata in euro. Distribuiti direttamente alle famiglie del territorio, oltre che tra gli aderenti, attireranno nel circuito anche coloro che di solito fanno la spesa nella grande distribuzione o da altre località.Distribuzione agli aderenti:Come detto in precedenza i Buoni vengono distribuiti gratuitamente (o al solo rimborso spese di stampa) alle famiglie e agli iscritti. La quantità iniziale sarà di 100 Buoni locali ad iscritto, con la possibiltà da parte della associazione di distribuirne quote aggiuntive per attività benemerite per il territorio (GAS, raccolta differenziata, assistenza a domicilio, carpooling, ecc.) e per attività divulgative del progetto Buoni, o per donazioni nei confronti di enti locali che ne facciano richiesta o che operino in partnership con l'Associazione locale. I tagli sono sei:0,50 – 1 – 2 – 5 – 10 - 50 SCEC.I BLS SCEC non sono accumulabili, non creano debito, non esigono interessi, aumentano il potere di acquisto (mediamente del 20%) di stipendi e pensioni, rinvigoriscono le economie locali. Sono una transition money che introduce concetti come Economia Del Dono e Reddito Di Cittadinanza (che vedremo più avanti).

I BLS: RICCHEZZA SUL TERRITORIO
I BLS, hanno la particolarità di circolare solo in un territorio limitato, (a livello regionale). Questo consente ad una parte della ricchezza prodotta nel territorio, di rimanere e di essere spesa tra le aziende, industriali, artigiane, commerciali e contadine aderenti al circuito. Il fatto di essere uno strumento di scambio che non rappresenta una riserva di valore e che non produce interessi, potrà “contagiare” positivamente anche la moneta ufficiale a cui è legata e consentirà una maggiore velocità di circolazione.E’ auspicabile che alle imprese, si affianchino anche professionisti come commercialisti, dottori, geometri, ingegneri ecc., professori che impartiscono lezioni varie, musica, lettere, matematica ecc., baby sitter, badanti, asili privati e pubblici, scuole di ballo, palestre ecc. Maggiore sarà la diffusione dei BLS, maggiore sarà la ricchezza che circolerà e rimarrà sul territorio.Gli Enti locali coinvolti potranno studiare agevolazioni per le imprese che aderiranno all’iniziativa e per le nuove imprese (industriali, commerciali, artigiane e contadine) che decideranno di aprire la loro attività nel territorio accettando e favorendo la circolazione dei BLS.Sia nel settore agricolo che nei comparti artigianali e industriali verranno attuate delle riduzioni della filiera produttiva che permetteranno anche di poter comprare a prezzi concorrenziali, prodotti e manifatture locali, favorendo il mantenimento della tradizione. Questi piani aziendali, a disposizione open source sul sito, sono parte integrante del progetto.Al fine di favorire il successo dell’iniziativa è auspicabile che venga attivata una adeguata promozione nel territorio che faciliti la comprensione dei cittadini sull’uso ed sui benefici che ne potrà trarre l’intera comunità dall’adozione dei BLS. Si deve ricreare il senso di appartenenza ad una comunità, ad un territorio. Per favorire l’integrazione degli immigrati presenti si potranno studiare forme per favorire l’uso del Buono che sarà strumento di inserimento di queste comunità nel tessuto sociale. Con l’uso dei BLS i Comuni possono svolgere una vera funzione di supporto sociale senza costi aggiuntivi per la popolazione.L’obiettivo è quello di favorire e coordinare la diffusione di questi BLS in tutto il territorio italiano e poi permettere, avendo la stessa struttura e gli stessi criteri di emissione e distribuzione, di potersi scambiare le merci e i servizi in eccesso fra le varie realtà pagando ognuno in percentuale in buoni della propria località di origine. Questo permetterebbe di ricreare in poco tempo una economia nazionale, non più dipendente dalle assurde e dannose logiche della globalizzazione, portare ricchezza pura non gravata dal debito e dimostrare che esiste un altro modo di fare economia.Ecco perchè i Buoni sono sì locali, ma mai limitati nel loro utilizzo. Sono un valido contributo alla rinascita della produzione locale non essendo spendibili fuori rete, meno che mai sono accettati lontano dall’Italia.

I BLS: COME USARLI
Il Buono Locale di Solidarietà, viene accettato per l’acquisto di beni e servizi all’interno del circuito. Chiunque offra un bene o un servizio alla comunità la arricchisce, contribuendo alla fine dell’incubo della quarta settimana. Ad esempio: 100 Buoni Locali aumentano il potere di acquisto delle pensioni di 500 euro del 20%.Immaginiamo di recarci al piccolo market del quartiere (uno di quelli sopravvissuti alla GDO), acquistiamo per € 36,00 e l'esercente accetta i BLS al 20%; pagherò (circa) 29 in euro e 7 in Buoni. Il negoziante batterà uno scontrino di 36 euro con 7 di abbuono e pagherà le tasse e le imposte sui 29 euro effettivamente incassati. Successivamente il negoziante potrà riutilizzare i 7 SCEC presso ogni altro aderente al circuito, per soddisfare i suoi bisogni in termini sia di beni che di servizi.Il negoziante in possesso di molti Buoni vorrà dire che ha avuto anche un proporzionale incremento di euro e comunque non avrà mai superato il rapporto di 20SCEC contro 80Euro. L’importante è che si faccia un’opera di informazione per cui per i negozianti diventi automatico dare e ricevere Buoni e per i clienti diventi un’abitudine portare Buoni in tasca. Il Buono è reale potere di acquisto per chi lo usa.

FISCO E SCEC
Dal momento che il testo è abbastanza lungo rimando alla pagina su Arcipelago Toscana, dove Paolo Tintori, imprenditore orafo, insieme a commercialisti ed esperti del settore inquadra molto bene la fiscalità del sistema.Ci sono stati alcuni osservatori che dicono che a lo Stato ci rimetterebbe dal mancato gettito dovuto agli abbuoni. A queste persone rispondo: E' un falso problema!Questa è una visione statica (solo contabile) dell'evento, ed è un errore comune che compie chi non comprende bene la dinamica dei flussi economici. Ci viene insegnato che più la moneta circola (e più lo fa velocemente) per via degli scambi di beni e servizi più la ricchezza aumenta, quindi e ipotizzabile che un aumento della ricchezza ancorata al terrirorio (e non dispersa per effetto della globalizzazione) possa far rimanere stabile (o aumentare) il gettito fiscale. Ovviamente stiamo parlando di numeri tali da rappresentare una percentuale del PIL italiano, parlarne adesso è solo accademia.Infine, un po' provocatoriamente, a questi, che conoscono molto bene la contabilità, ma (dal momento che fanno queste osservazioni) non conoscono per nulla il motivo per cui esiste un prelievo fiscale (se non quello che ti viene insegnato a scuola per cui le tasse servono alla collettività), consiglierei la varia letteratura presente in rete (con google) su moneta, fisco e banche.

REDDITO DI CITTADINANZA
Ho deciso di separare il testo in diverse parti data la complessità di alcuni concetti.
Domenico De Simone nel suo testo "Altra Moneta" (rifacendosi all'economista Keynes) scrive: "...un esempio esilarante è quello di una persona che fa pulizie per conto di un’impresa privata, che viene conteggiata nel PIL di un paese per l’intero stipendio, oltre che per l’utile che la sua attività produce. Se la stessa persona fa le pulizie per conto di un ente pubblico, la sua attività entra nel PIL al solo costo, poiché non genera utili.Se infine, la stessa persona si mette a fare pulizie a casa sua o di amici, allora quella attività non viene conteggiata affatto nel PIL, nonostante essa sia altrettanto importante per la sopravvivenza della società. Immaginate che cosa può succedere in un paese se tutti quelli che puliscono le case, a qualsiasi titolo lo facciano, si rifiutino di continuare le proprie prestazioni senza una remunerazione. Dopo meno di un mese, tutto il paese sarebbe fermo per essere sprofondato nella sporcizia...".In poche parole: "...la stessa attività, infatti, è produttiva se inscritta nell’ambito dell’accumulazione monetaria e non lo è se è fuori da questo meccanismo...". Questo sistema ci fa vivere in una sociètà in cui la rarefazione monetaria sarà sempre presente.

REDDITO DI CITTADINANZA /2
Quindi, tornando a noi, è evidente che l'economia di mercato sta "dismettendo" gradualmente lo Stato Sociale. Per questo, nessuno (di noi), crede più alle ricette di questo o di quel politico... Cercano tutti di far andare insieme l'economia di mercato con l'economia del dono, ma quest'associazione è impossibile!Le pensioni, il SSN, prima o poi verranno dismessi (mettiamocelo tutti in testa) per via del nostro enorme debito pubblico che, come abbiamo già visto in precedenza non diminuirà MAI. Stiamo a guardare? Fortunatamente, NO! Ci sono molti economisti che conoscono bene queste tematiche e le appoggiano, oppure ci sono presidenti che rischiano la vita creando la moneta sociale (comunale.
A questo proposito Salvatore Tamburro nella sua tesi di laurea ci ricorda che molti presidenti americani, che tentarono di creare una moneta popolare, fecero una brutta fine: "Harrison avvelenato, Taylor avvelenato, Lincoln sparato, Garfield avvelenato, McKinley sparato, Roosevelt avvelenato, Kennedy sparati".Per i due Kennedy è certo che fu "una convergenza di interessi" a toglierli di mezzo, non solo quelli delle banche.In Italia abbiamo solo una possibilità, vista la casta di politici e imprenditori che ci ritroviamo.
Agire dal basso, fare rete e lavorare con il terzo settore. Il RdC, quindi può essere la soluzione ai problemi della dismissione del Welfare, basta comprendere che la cooperazione ed il volontariato (che fanno parte sempre dell'economia del dono) facciano parte della nostra vita. Concludendo: la casalinga che pulisce casa (e cresce i figli) avrà un suo RdC pari a € 500,00 al mese, a vita. Un bambino alla nascita avrà un RdC di € 150,00/250,00 al mese per poi essere incrementato crescendo, a vita. Ognuno di noi dovrebbe avere un RdC mensile a vita... perchè? Per il semplice motivo che la nostra esistenza è garanzia di produzione e consumo.Fate attenzione! Un individuo mangia, si veste, ecc. quindi crea domanda di beni e servizi che devono essere compensati con l'offerta da parte dei produttori di questi ultimi; la moneta, inteso come strumento di misura del valore prodotto, è irrilevante, potrei usare conchiglie, carte da gioco, bastoncini, basta che ci sia la fiducia di accettarla da parte della popolazione e di farla circolare. Anche in questo caso nel sistema attuale viene creata rarefazione monetaria.Il RdC non significa non dover più lavorare, il lavoro resterà sempre, ma per spiegare anche questo avrei bisogno di un ulteriore capitolo. Per chi vuole ci sono delle tesi di un profssore di economia della facoltà di Pavia che esprimono bene il concetto anche a 10 anni dalla stesura, andrebbero adattate...
http://isole.ecn.org/andrea.fumagalli/10tesi.htm
E' tutto qui, lo SCEC, nelle sue emissioni mensili (a regime) di 100 buoni al mese è un primo approccio al RdC; poi il progetto, visto che è open source, può essere sempre migliorato nel tempo (poichè l'economia non è scienza esatta) ed adattato alle necessità sociali che nasceranno.

tutto il thread lo troverete su: http://beppegrillo.meetup.com/1/boards/thread/5273995/

Etichette: , ,

venerdì 29 agosto 2008

Le TRE crisi

DI JUAN LUIS RODRIGUEZ Rebelion

Nel suo articolo su Le Monde Diplomatique e Rebelión, Ignacio Ramonet (nella foto) elenca tre crisi dell’attualità: la crisi finanziaria, la crisi energetica e la crisi alimentare. Credo che siano la stessa cosa, carissimo Ignacio.
È la crisi del potere economico sulle popolazioni. Sui cittadini. È un’unica crisi: la crisi che sopportano le persone che subiscono gli effetti degli immensi accumuli di denaro che circolano dal settore immobiliare al settore energetico, passando dall’industria alimentare, con l’unico obiettivo di ottenere più benefici, di incrementare il potere speculativo che quella massa di capitale è capace di generare.Effettivamente, così come spieghi nel tuo articolo, l’economia reale di sta deteriorando, un deterioramento che forse sarebbe più opportuno denominare schiacciamento dell’economia reale di fronte all’economia speculativa.Intorno agli anni Ottanta, i controlli del capitale erano pressoché spariti nei Paesi ricchi. Più tardi, negli anni Novanta, l’ascesa del beneficio privato crebbe abbondantemente, grazie al movimento del capitale speculativo, con somme quotidiane (e ci piacerebbe conoscere i valori reali!) stimate intorno ai 1,5-2 miliardi di dollari al giorno.Queste somme superano assolutamente le risorse di qualunque Paese europeo di primo ordine economico, ossia la ricchezza che i cittadini possono produrre. L’economia reale e produttiva. Attualmente si stima che nella dinamica economica globale soltanto da un 5% a un 10% della stessa sia reale. Il resto è massa speculativa. Di ciò dovrebbe esser bene a conoscenza la Banca Internazionale dei Depositi (una delle istituzioni più conservatrici che esistano).Il significato fondamentale di tali dati è inequivocabile: società e Paesi interi che lavorano tutti i giorni sono stati ridotti a un ruolo interamente marginale di fronte a piccoli gruppi di persone che possiedono un dominio completo dell’economia mondiale.Negli anni Ottanta, la struttura si modificò adottando la forma di ammassi imprenditoriali e acquisizioni di controllo. Negli anni Novanta, furono le istituzioni finanziarie quelle che replicarono tali comportamenti, formando grandi mostri bancari e movendo somme economiche superiori ai prodotti interni lordi di molti Paesi messi insieme. A fronte di ciò non esiste un potere politico, non esiste un’istituzione transnazionale con la capacità di intervento, con un potere effettivo e reale su ciò.Durante gli anni ’90, la maggior parte dei Paesi abbandonarono il controllo delle divise e con questo smise di essere necessario ottenere l’autorizzazione del governo per cambiare la moneta locale in moneta estera o viceversa. Come risultato, il volume giornaliero globale degli scambi di divisa è precipitato, passando da 590 miliardi di dollari nel 1989 a 1,88 miliardi nel 2004. La capacità di un Paese di controllare se il capitale si muove verso l’interno o l’esterno dei propri confini permette al proprio governo di portare a termine politiche monetarie e tributarie per sviluppare l’impiego, l’economia e le politiche sociali senza il timore che l’evasione di capitare renda impossibile questi programmi. Il governo eletto dai cittadini non ha più potere su ciò.In questa congiuntura sono state situate le democrazie.Negli Stati Uniti, la metà della Borsa è nelle mani dell’1% della popolazione, una serie di persone assolutamente privilegiate. L’altro 50% è proprietà, quasi per la sua totalità, del 10% della popolazione: l’aristocrazia finanziaria. E tutti già sappiamo come va il mondo e l’economia dei suoi abitanti, in contrasto con questi dati imbarazzanti che fanno sentire minute nazioni intere.Tutto ciò è rafforzato e sostentato a sua volta dalla rete internazionale di commercio di soldi in nero, che si mescolano e rendono sempre più invisibile con la speculazione “legittima”, lo scenario internazionale di paradisi fiscali (al di sopra di qualsiasi problematica sociale di qualunque Paese) e un’evoluzione nelle forme di occultamento che avanza quanto maggiore è l’accumulo di denaro.Le colossali somme di denaro, che sono mosse, vengono codificate in contratti di una tale complessità che soltanto gli specialisti di “livello più alto” sanno maneggiare. La conoscenza richiesta mette i servizi in lotta contro l’evasione e la fiscalità di qualunque Paese in una posizione di accesso impossibile: prima che un sommario di centinaia di pagine finisca per scoprire –l’opacità del denaro sarà cambiata - somme o tracce ridicole nella maggior parte delle occasioni, che non ha niente a che vedere con il grosso delle quantità, che fuggono a qualunque portata ufficiale.Stimato Ramonet, quasi durante gli ultimi due decenni il discorso economico ufficiale della totalità delle democrazie occidentali - a voce di quei signori politici-economisti programmati nelle università che non hanno avuto nulla a che vedere con l’interesse pubblico - è stato quello delle parole “libero mercato”.Un libero mercato che è stato falso. Il protezionismo nei Paesi occidentali, le politiche doganali delle economie più forti non hanno fatto altro che tutto il contrario: impedire uno scenario in cui l’offerta e la domanda contenesse un minimo di uguaglianza.Al libero mercato sono state esposte soltanto le piccole e le medie imprese. Le famiglie economiche più forti non sono soggette all’economia di mercato, sono le più protette dagli stati. Un esempio attuale di ciò lo abbiamo negli aiuti (con soldi pubblici) che, come conseguenza della crisi dei mutui, stanno ricevendo le famiglie bancarie da parte della Banca Centrale Europea e la Riserva Federale Statunitense. Il perverso e ingiusto concetto è stato denominato “privatizzazione dei benefici e socializzazione delle perdite” e dà un’idea adeguata di come fino a che punto questi signori hanno ottenuto che le politiche e misure economiche materializzate con capitale pubblico siano al servizio delle alte sfere.Come spieghi nel tuo referenziato articolo, il Fondo Monetario Internazionale stima che per uscire dal disastro, il sistema avrà bisogno di 610 miliardi di euro (vuol dire l’equivalente a due volte il budget della Francia!). E questi soldi dovremo pagarli tutti noi cittadini che apparteniamo ai Paesi che fanno parte del Fondo Monetario Internazionale, se questo organismo dovesse intervenire.E tutto ciò è così da molto e in molti settori. Noam Chomsky illustra la questione con un altro esempio che è specialmente simbolico: Internet; i soldi pubblici al servizio dei benefici privati.L’idea della worldwide web proviene dal Centro Internazionale d’Investigazione di Ginevra. Internet si sviluppò nel Pentagono in connessione con la Fondazione Nazionale della Scienza degli USA e varie Università. Dopo tre decenni dal suo sviluppo con i soldi pubblici si mise nelle mani di imprenditori come Bill Gates. E tutti possiamo farci un’idea dei benefici che gli ha fruttato. Così tanti che la sua fortuna personale è considerata come una delle maggiori al mondo.Ma la questione dei soldi pubblici al servizio dei benefici privati sta diventando una costante nel settore dell’energia, delle finanze, aeronautica, compagnie navali, I+D+I[1] …e un lungo ecc. Settori economici strategici nelle mani di un “club selettivo” alla caccia di sovvenzioni nazionali e internazionali.E le istituzioni politiche democratiche nazionali e internazionali? Sarebbero in molti gli specialisti che affermano che le basi istituzionali su cui si sostenta il nuovo ordine globale sono tre: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Carta delle Nazioni Unite e il sistema Bretton Woods (nelle questioni economiche).Ciononostante, risoluzioni delle Nazioni Unite in difesa dei Diritti Umani sono incompiute dai Paesi democratici come gli USA, Israele (il suo Primo ministro Ehud Olmert lascia la sua carica a settembre a causa dei suoi scandali per corruzione), Russia…In un esempio estremo, tutti abbiamo osservato come, contrastando le opinioni pubbliche dei Paesi democratici e sviluppati, una serie di “falchi” e i loro “soci” abbiano concluso una guerra di sterminio in Iraq, a causa di quel business petrolifero che vogliono finire col controllare dittature familiari che dominano la materia prima dietro una vetrina araba che esegue gli ordini.La famosa sussidiaria di Halliburton - Kellogg, Brown e Root (KBR) - si era installata in Iraq per preparare tutta la logistica all’esercito, sei mesi prima che il Congresso degli Stati Uniti desse il via al conflitto. C’è una forma peggiore di questa per burlarsi di una democrazia per affari? C’è una peggior violazione dei Diritti Umani che uccidere a scopo di lucro, finanziando tale massacro con soldi pubblici?Beh, il Tribunale Penale Internazionale, come ben sai stimato Ramonet, non è accettato dagli Stati Uniti. Ai loro elitari e soci internazionali nessuno impone giustizia. Al di là delle democrazie, il potere della forza pagato dai cittadini statunitensi che permetta di avere un costo militare uguale alla somma delle spese militari di tutto il resto del mondo, rendono possibili autoritarismi di questo tipo.Ora, per esempio, un 80% della popolazione degli USA crede che il Paese sia «comandato e si muova in accordo con pochi grandi interessi che si preoccupano soltanto per loro stessi», senza tener conto del benestare della popolazione. Un 95% della popolazione pensa che il governo dovrebbe prestare più attenzione all’opinione pubblica e non lo fa.E in Europa, più concretamente in Italia, il 22 luglio si approva (si è approvata, n.d.t.) una legge fatta su misura per Silvio Berlusconi che garantisce l’immunità giudiziale a lui e alle altre tre cariche più importanti dello Stato. Berlusconi vuole che si smetta di dargli fastidio con le imputazioni su casi di corruzione.Il Rapporto sullo Sviluppo Umano dell’ONU del 1998 lasciava chiaro il dato che un 20% dell’umanità possedeva l’ 84% della ricchezza globale. Nel 2000, 225 multimilionari avevano a disposizione una ricchezza superiore a quella posseduta da due miliardi e mezzo di persone (47% della popolazione mondiale). I Rapporti realizzati dall’ONU posteriori a questa data sono molto più cruenti per quanto riguarda l’accumulo di ricchezze. I dati sono peggiorati molto di più. Lo spettacolo è rimasto senza un nome. E la tendenza è quella della continua crescita.Il vertice dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO) dello scorso 5 giugno a Roma sulla sicurezza alimentare fu incapace di trovare un accordo per potenziare la produzione alimentare mondiale. E questo stesso organismo riporta il dato per il quale esistono alimenti per approvvigionare la popolazione mondiale due, tre – e alcuni tecnici affermano addirittura otto – volte.Si potrà accedere universalmente ai Servizi Sociali basilari con un 10% del budget militare degli USA, o con la quarta parte dei budgets militari annuali dei Paesi in via di sviluppo.50 milioni di poveri nell’Unione Europea. Altrettanti negli USA. E la tendenza è in aumento. E tutto ciò senza entrare nei dati del Terzo Mondo. Arriva un momento in cui spaventa parlare di tanti milioni di poveri in questo modo.Terminavi il tuo articolo con una riflessione: «è ora che i cittadini dicano “Basta!”». Riflessione alla quale mi sottoscrivo assolutamente. Penso che esattamente persone con il tuo bagaglio culturale e traiettoria siano quelle che debbano smettere di indirizzare formule col fine di rendere reale ed effettiva una reazione cittadina all’altezza delle circostanze.Juan Luís Rodríguez è psicologo, specialista in Psicologia Clinica e della Salute. Ex consulente nei Gabinetti del Consiglio per gli Affari Sociali e di quello per l’Uguaglianza e il Benestare Sociale della Giunta dell’Andalusia. Collaboratore di Attac Sevilla, e articolista nei mezzi digitali indipendenti.
Fonte: www.rebelion.orgLink: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=710663.08.08Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org/
a cura di SABRINA VECCHIERELLIFonti:Saleh M. Nsouli y Andrea Schaechter, “Challenges of the E-Banking Revolution”, Finance & Development, settembre 2002.Gabriela Galato y Michael Melvin, “Why has FX Trading Surged? Explaining the 2004 Triennial Survey”, BIS Quarterly Review, dicembre 2004.Tom Abate, “Banking´s Soldiers of Fortune”, San Francisco Chronicle, 7 dicembre 2004.Ignacio Ramonet, “Las Tres Crisis”. Le Monde Diplomatique.Intervista di Vicenc Navarro a Noam Chomsky. 13 maggio 2008.El País, 31 luglio 2008.

Etichette: