mercoledì 21 gennaio 2009

Come sopravvivere al vento di cambiamento?

Gli americani già se lo domandano. In USA, è sempre esistita una corrente «survivalist», di gente che accatasta viveri d’emergenza, armi e oggetti da campo in vista di un’autosufficienza forzata in caso di catastrofe. Questa corrente ha preso ora nuova vita.

Apocalittico, un sito survivalista (The Power Hour) fornisce l’elenco dei «100 generi che saranno i primi a sparire»: tipicamente americano, mette al primo posto «generatori autonomi», al terzo «wc portatili», al settimo «armi, munizioni, coltelli, bastoni», al 29mo «assorbenti femminili»; e solo al 93mo posto «sigarette» - il che me lo rende, personalmente, non del tutto credibile.Alcuni dei consigli però suonano molto sensati: «legna da ardere» (quarta nella lista), con l’avvertenza che la legna ci mette da 6 a 12 mesi per asciugare in modo da poter essere usata come combustibile.«Apriscatole a mano» e «mola per grano manuale» se mancherà l’elettricità. «Mutande lunghe e maglie da pelle di lana», mi paiono di essenziale utilità, come anche i «fazzoletti da collo» (i cow boy, ricordate, per non sporcare troppo la camicia), «stivali di gomma» e «cappelli», nonchè i «bidoni da spazzatura», che possono diventare un mezzo di trasporto se sono con le ruote. «Lamine di alluminio», sia in fogli sia più spesse, «ottime per cucinare e per baratto». Quanto alle «taniche per acqua», sono segnalate «urgenti», perchè fra le prime cose a sparire. Vero, l’ho visto a Sarajevo.

E a proposito: un «sopravvissuto di Sarajevo» (tre anni di assedio), fornisce una lista più breve ma colma di esperienza vissuta, e meno americana:

1 Immagazzinare è d’aiuto, ma non si sa mai quanto durerà il guaio, quindi meglio localizzare una fonte di cibo vicina.

2 Vivere vicino a un pozzo dotato di pompa a mano è come il Paradiso.

3 Dopo un po’ anche l’oro perde la sua appetibilità; invece, non c’è merce di lusso più desiderata della carta igienica; il suo valore di scambio diventa superiore a quello dell’oro.

4 Se si deve rinunciare a un servizio, meglio perdere l’elettricità che il riscaldamento, è più facile farne a meno, a meno che non si viva in un posto di clima mite. Vero: a Sarajevo, il gelo era senza fine. La gente si metteva a letto nel pomeriggio, al primo buio d’inverno, ciò calmava anche un poco il senso di fame. E’ accaduto lo stesso in Romania, ai tempi di Ceausescu.

5 Il cibo in scatola è ottimo, specie se è mangiabile senza cottura. Ma una delle cose migliori da immagazzinare è il sugo in scatola, perchè rende in qualche modo commestibili le cose asciutte e poco attraenti che si trovano da mangiare in guerra. Richiede calore suffficiente per riscaldarlo, non cuocerlo.

6 Avere dei libri, meglio di evasione, storie d’amore, di spionaggio eccetera: diventano sempre più preziosi più a lungo la guerra continua. Si avrà un sacco di tempo libero.

7 L’aspetto umano può presto svanire. Potrei raccontarvi di tanta gente di mia conoscenza che avrebbe scambiato un pasto di cui aveva bisogno per un po’ di dentifricio, rosso per labbra, lamette da barba, Colonia. Sono cose che tirano su il morale come niente altro.

8 Candele a lenta consumazione e tre altre cose: fiammiferi, fiammiferi, fiammiferi.

In un altro sito qualcuno riflette, in modo profondo, su come mai nel 1929, nonostante le estreme durezze della vita, la società non implose; e come mai invece la società gli pare tanto più fragile e vulnerabile al caos delinquenziale. E’ una riflessione che vale anche per noi. Vale la pena di riportarla:«Consideriamo le qualità dell’America degli anni ’30. Era una società largamente agricola ed autosufficiente. Oggi l’1% della popolazione coltiva, e mantiene il restante 99%. Non dipendeva tanto quanto noi dalle reti di compuer, di comunicazione, dalle reti elettriche e dai carburanti da petrolio. La catena di rifornimento era corta: si mangiavano cibi coltivati nel raggio di cento chilometri. La classe dei marginali, dipendente dalla carità pubblica o privata, era più piccola. Imposte, tasse e tariffe di ogni genere erano più lievi. La maggioranza dei lavoratori aveva il posto di lavoro vicino a casa. In più, i disoccupati, erano disposti ad accettare lavori manuali duri, e pagati meno. La nazione intera era economicamente autosufficiente e poteva farcela senza importazioni. C’era un livello di indebitamento, pubblico e privato, molto più basso. All’inizio della Depressione, la maggior parte delle famiglie disponeva di risparmi liquidi; oggi siamo una nazione di debitori. Esisteva una moneta sana, ancora basata sul bimetallismo. Benchè Roosevelt avesse nel 1933 sequestrato tutto l’oro in mano ai privati, il dollaro era ancora pienamente redimibile in argento, e ciò fino al 1964. L’occupazione nelle grandi corporation era minore, e dunque minore il rischio di licenziamenti di massa capaci di devastare intere città. Una società più morale, che aveva degli scrupoli e un atteggiamento generale di rispetto della legge. Una società omogenea che condivideva comuni valori cristiani (l’autore dice ‘giudeo-cristiani’), che andava in chiesa regolarmente; che conduceva una vita meno costosa, con gusti alimentari e abitudini di divertimento che non richiedevano grossi esborsi di denaro. Molte famiglie avevano una sola auto, e vivevano in case pià piccole, dunque più economiche da riscaldare. Nel 1930 la vita costava meno come percentuale del reddito, e la gente era capace, abituata e volonterosa di ‘fare senza’. Quando persero il lavoro, per lo più non persero anche la casa, perchè avevano finito di pagare il mutuo. Molta gente potè semplicemente tornare a un modo di vita autarchico e pagare le imposte sulla proprietà immobiliare con lavori contingenti.Oggi l’imposizione fiscale è eccessiva».«
Se l’America dovesse passare un’altra Grande Depressione, dato l’altissimo indebitamento e l’altissima dipendenza da reti e sistemi, ci sarebbero enormi sconvolgimenti e moltissimi senza-tetto. E con la attuale immoralità e l’atteggiamento prevalentemente egoistico che abbiamo assunto, non ho dubbi che esploderebbero saccheggi e disordini».


Speriamo in Obama...

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