martedì 25 novembre 2008

MBT o BMT?

In questo periodo si fa un gran parlare di metodi di trattamento dei rifiuti alternativi agli inceneritori, spesso facendo una gran confusione e ricadendo nella stessa filiera della "termovalorizzazione" (parolone che deve essere sempre associato a bruciare, inquinare e tumore). Vediamo di fare un po' di chiarezza su uno di questi metodi detto TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO. Attenzione a non fare confusione...

Le due sigle, in lingua inglese, stanno per ”MECHANICAL-BIOLOGICAL TREATMENT“ e per ”BIOLOGICAL-MECHANICAL TREATMENT”. L’apparente piccola distinzione “SEGNA” al contrario lo scopo dei due “sistemi impiantistici” definendone al contempo una “DIVERSA ORGANIZZAZIONE MODULARE”. Nel primo caso che a noi sembra pienamente funzionale al “percorso verso rifiuti zero” si tratta di impianti dotati di DUE BRACCIA: un “braccio automatico” finalizzato a recuperare le frazioni riciclabili ”secche” ancora contenute nei residui appartenenti al cosiddetto”sopravaglio” e costituite da carta-cartoni-metalli ferrosi e non ferrosi-vetro-plastiche ecc. ed un “braccio” finalizzato a “stabilizzare” i materiali organici e biodegradabili quali gli scarti alimentari, le falciature, la carta contaminata e il sottovaglio fine. Questo”braccio” può essere dotato di una sezione di digestione anaerobica ( ad umido, a semiumido o a secco) per la valorizzazione energetica delle frazioni biodegradabili per la produzione di biogas ad alta componente metanica (55-70%). Tale sistema non ricorre a modalità preliminari di triturazione che comprometterebbero le successive modalità di recupero dei materiali omogenei e si avvale, in genere, di uno (o due) cilindri (o setacci) orizzontali rotanti (dotati di fori di svariate dimensioni), di classificatori ad aria, di mulini e di magneti nonché, nei casi più avanzati, di lettori ottici a raggi infrarossi (NIR-Near Infrared system). Nel secondo caso (BMT) il residuo viene subito triturato per poi essere “stabilizzato” subendo al massimo un grossolano processo di selezione, quasi sempre rivolto a recuperare i metalli. Buona parte di questi sistemi che segue un processo di stabilizzazione “accelerata” (biossidazione) è volto a produrre Combustibile Derivato da Rifiuti (CDR) ricavato dal “sopravaglio” che è il risultato di una grossolana separazione attraverso il vaglio rotante dal “sottovaglio” a prevalenza organica. Il BMT sta quindi, in genere, dentro la ”filiera dell’incenerimento”. In altri casi ha il compito di produrre i cosiddetti ”bio-cubi” da mettere a discarica anche con recupero energetico della frazione putrescibile sfruttando la produzione di bio-gas.
Come già detto il ricorso al TMB, quando è finalizzato alla massima “diversione” (o sottrazione)dalla discarica si pone in alternativa al ricorso all’incenerimento. Esso, nelle sue componenti, non mira a produrre CDR ma ad “estrarre materie ed energie” dai differenziati flussi residui. Questa “combinazione modulare” viene applicata in alcuni impianti in attività su ampia scala ed è fornita da diverse compagnie. Tali impianti, anche secondo importanti agenzie indipendenti, sono in grado di sottrarre dalla discarica più del 70% dei residui in ingresso, ma anche considerando stime molto più prudenziali è indiscutibile che almeno la metà di quel 34-38% che residuerebbe dal raggiungimento degli obiettivi fissati dalla GR e dalla finanziaria 2007 sarebbe sottratto al conferimento in discarica. Non più di un 15-19% andrebbe in discarica sotto forma di inerti e di frazione organica stabilizzata. Anche con l’inceneritore i quantitativi da conferire in discarica sarebbero praticamente equivalenti ma con una pericolosità indiscutibilmente superiore.

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