domenica 2 novembre 2008

Sembra un gioco e invece è un vero e proprio progetto finanziario di economia solidale

Articolo di MANOLO MORANDINI apparso in cronaca nazionale del Tirreno il 2 Novembre 2008 a pag.5
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Stacco uno Scec e risparmio sulla spesa
Boom del denaro alternativo: si usa insieme all’euro ma solo nei negozi sotto casa
Alzi la mano chi non ha mai giocato nella sua vita a Monopoli, ritrovandosi in caso di vittoria con un gruzzoletto di banconote inservibili. Un’alternativa che fa salva l’idea di ricchezza, lasciando in mano qualcosa di concreto e spendibile, porta il nome di "Arcipelago". Ma non si tratta di un gioco in scatola bensì di un vero e proprio progetto di economia solidale.Un progetto che si propone di aumentare il potere di acquisto delle famiglie e di promuovere il tessuto produttivo locale. Una proposta da prendere in considerazione ancor più in un momento come questo, dove le difficoltà per le imprese e le famiglie a far quadrare i bilanci sono in crescita.La testa di ponte è il "Buono locale" con cui è possibile pagare parte delle proprie spese. Si chiama Scec, acronimo di "Solidarietà che cammina", e si spende insieme all’euro nei negozi e nelle aziende che aderiscono all’iniziativa. Aumenta il potere d’acquisto della nostra banconota e dà un nuovo impulso all’economia locale. Ma non è una vera moneta. Infatti, aderendo al progetto "Arcipelago" si incassano le prime cento banconote di benvenuto. L’iscrizione è gratuita e può essere attivata dal sito internet www.arcipelagoscec.org. Per avere altri buoni però bisognerà aspettare una nuova emissione.Effettuando una spesa di 10 euro in un’azienda convenzionata che accetta il 20% del prezzo in Scec, al momento dell’acquisto alla cassa verrà riconosciuto un abbuono sul prezzo di 2 euro. Dunque, con soddisfazione per il proprio portafoglio si pagheranno 8 euro e 2 buoni. E chi riceve i Buoni li riutilizzerà a sua volta per i suoi acquisti.In Toscana, a cinque mesi dall’avvio dell’esperienza, sono state emesse similbanconote per un controvalore di 30mila euro. Circolano a livello locale, in una rete di gente comune, nel piccolo commercio, artigiani, agricoltori e professionisti delle zone di Pistoia, Prato e Firenze. Sono 130 le imprese che le accettano e 150 le persone che hanno ricevuto una dote di 100 Scec a testa. Ma la rete è in piena espansione. A Grosseto ci sono 30 imprese in lista d’attesa e una quarantina di aspiranti fruitori. E l’idea riscuote consensi anche a Lucca. «La domanda che ci rivolgono più frequentemente - spiega Paolo Tintori, responsabile toscano del progetto Arcipelago - è se questa iniziativa sia legale o meno. Ogni moneta viene garantita solo dall’accettazione delle persone. Se per l’euro questa è imposta dalla legge, nel nostro caso è solo volontaria e fiduciaria. Ma il principio è il medesimo: carta che misura una compravendita. Fiscalmente il buono locale è assimilabile a un abbuono e come tale non concorre alla determinazione della base imponibile. Pagando una piccola percentuale del prezzo in euro, inoltre, non si corre nemmeno il rischio di creare inflazione, poiché i buoni acquisiscono valore insieme all’euro e non ne sono indipendenti». Uno strumento per un’economia alternativa che è sperimentato anche in altri Paesi. «A dare vita all’esperienza è stato un gruppo formato da economisti, analisti, commercialisti, imprenditori e semplici cittadini interessati alle problematiche monetarie - dice Tintori -. Abbiamo studiato oltre 4.000 esempi di monete complementari nel mondo, come il circuito Wir svizzero, per elaborare un modello valido per l’Italia. Con il tempo si è creato un movimento nazionale spontaneo sui buoni locali di solidarietà e sono partite le prime esperienze pratiche: ad Acilia (Roma) nel 2005 e poi a Napoli, dove è stato coniato l’acronimo Scec».Il principio di base è semplice. «Essenzialmente dobbiamo portare le merci prodotte localmente a essere competitive con quelle provenienti dalla globalizzazione - spiega il presidente di Arcipelago Toscana -. Con i buoni locali aumenta il potere di acquisto delle famiglie e si permette di far affluire nella piccola distribuzione nuova clientela. L’accorciamento della filiera consente anche di retribuire maggiormente i produttori e di far diminuire i prezzi al consumatore finale». Tintori a riprova dell’efficacia dello strumento cita la sua esperienza personale di grossista del settore orafo argentiero. «Ho quattro negozi che sono miei clienti e che accettano pagamenti in Scec. Altrettanto faccio io con loro e in questo modo sono riuscito a riportare nelle vetrine gli oggetti di un’impresa toscana che stava finendo fuori mercato, spiazzata dalla maggior convenienza di prodotti esteri. In pratica, con una percentuale del 20% di pagamento in Scec, oggi quell’azienda riesce a contrastare l’invasione di produzioni concorrenti».Un progetto che nel nome riflette anche la sua articolazione sul territorio. «L’arcipelago è formato da tante "isole" che adottano i Buoni locali di solidarietà e che possono scambiare con le altre le eccedenze produttive, i servizi e i beni non reperibili sul loro territorio o anche solo i flussi turistici - conclude Paolo Tintori -. Per esempio, io che abito vicino a Lucca, a Montecarlo, potrò comprare delle arance siciliane oppure andare in vacanza in un bed & breakfast in Calabria pagando in percentuale con i Buoni locali che circolano nell’isola Toscana».

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