giovedì 27 novembre 2008

Intrappolare la CO2, tecnologia CCS

Che cos'è?
La tecnologia di (Carbon Capture and Storage) "cattura e stoccaggio della CO2" (CCS) ha l’obiettivo di ridurre l’impatto climatico causato dalla combustione di fonti fossili. L’operazione consiste nel catturare la CO2 prodotta dalle centrali termoelettriche, per confinarla sottoterra. Lo sviluppo della CCS viene ampiamente promosso dall’industria del carbone e dalle aziende elettriche, tra cui Enel ed Eni in Italia.

Perchè?
Associato alla costruzione di nuove centrali a carbone, del cosidetto "carbone pulito" dovuto anche al crescente bisogno di energia per contrastare i cambiamenti climatici.

Come funziona?
Il progetto prevede la messa a frutto degli studi condotti nel periodo 2005-2007 mediante l'iniezione di CO2 nel sottosuolo attraverso un pozzo, comprendendo sia l'iniezione di CO2 in giacimenti attivi per favorire il recupero di idrocarburi sia la sequestrazione geologica massiva in reservoir dedicati.

Problemi?
La tecnologia è ancora agli albori e non sarà in grado di fornire alcun contributo efficace alla riduzione delle emissioni di gas serra, così da prevenire i disastrosi effetti dei cambiamenti climatici. La cattura e lo stoccaggio di CO2 comporta l’impiego di elevate quantità di energia, generalmentedal 10% al 40% di quanto prodotto da una centrale elettrica. Numerosi problemi richiedono ancora di essere risolti prima di un'applicazione diffusa della tecnologia. La cattura della CO2 è la fase che presenta le maggiori criticità, sia perché le sorgenti sono in generale frammentate sul territorio, sia perché la CO2 è quasi sempre diluita in altri gas (di solito azoto). Diventa quindi necessario uno stadio di separazione, il quale, con l'applicazione delle attuali tecnologie, risulta economicamente oneroso: incide infatti tra il 70 e l'85% sul costo complessivo del processo di cattura e di sequestrazione. Essendo economicamente improbabile catturare la CO2 emessa da miriadi di piccole fonti sparse, il carbon capture concentra l'attenzione sulle sorgenti quantitativamente più significative, come i grandi impianti di combustione (es. generazione elettrica), oppure taluni processi industriali.

E' sicura?
Al momento non si può dire. Il primo progetto di confinamento della CO2 è in esercizio da appena 12 anni in Norvegia. La presenza di giacimenti petroliferi e depositi di gas naturale in formazioni geologiche indica che è possibile che anche la CO2 possa rimanere confinatasottoterra per lunghi periodi di tempo. Tuttavia, è ancora da dimostrare se tali condizionipossono essere ricreate nei siti individuati dall’uomo per le operazioni di confinamento. La fuga di CO2 dal sottosuolo pone serie preoccupazioni. La CO2 (rendendo acida l'acqua) può infatti contaminare le falde acquifere e i terreni veicolando altri composti e metalli pesanti in grado di danneggiare anche gli ecosistemi acquatici. A concentrazioni del 7-10%, la CO2 può inoltre minacciare la sopravvivenza dell’uomo e di altri animali.

Alternative?
- Per l'energia. Abbattere un terzo degli attuali consumi di energia elettrica (circa 100miliardi di chilowattora) attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica dei prodotti checonsumano energia, come lampadine, elettrodomestici e motori elettrici. Questo è possibile: è quanto afferma il Rapporto “La rivoluzione dell’efficienza”, commissionato da Greenepace al Politecnico di Milano.
- Per la CO2. Sono proprio gli alberi che trasformando l'anidride carbonica in ossigeno attraverso il processo della fotosintesi clorofilliana ci aiutano a ripulire l’aria e a ridurre l’effetto serra generato dall’aumento costante di CO2. Per avere il massimo rendimento, in termini di pulizia dell’aria, gli alberi devono raggiungere la loro maturità, così un faggio di 100 anni assorbe nel corso di un'ora 2,5 Kg di CO2 contenuti e libera 1,7 Kg di ossigeno nell'aria, coprendo i bisogni di ossigeno di 10 persone. Un solo albero assorbe quasi 10 Kg di anidride carbonica all'anno nei suoi primi dieci anni di vita. Un faggio alto 25 metri "mangia" ogni ora 2.350 grammi di anidride carbonica e produce 1.700 grammi di ossigeno. Una superficie arborea di 1.000 mtq produce in un anno circa una tonnellata di ossigeno.

Fonti: Greenpeace, Eni, Provincia di Milano

P.S. Domenica 30 novembre dalle ore 10.00 in passeggiata sarà presente un banchetto informativo dei Grilli Versiliesi, maggiori informazioni QUI.

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