sabato 31 gennaio 2009

La bresaola e lo Zebù


Il 31 gennaio del 2008 (già da un anno, ma voi lo sapevate?) è scattato ‘l’allarme bresaola’: da quel giorno, infatti, l’Unione europea ha imposto alla carne di zebù (bovino importato dal Brasile) numerose norme che vanno dal certificato di filera alle garanzie sanitarie, che in pratica bloccano la maggior parte delle importazioni. Si dà il caso che la carne del bos taurus indicus, sia indispensabile per la produzione della nostrana bresaola, perché molto più magra di quelle che si trovano oggi in Italia e in Europa.
Gli allevatori dell’Uniceb, in subbuglio per la mancanza di zebù (solo 300 aziende brasiliane hanno presentato la certificazione su 15mila) hanno scritto una lettera di denuncia al ministro De Castro, preoccupati anche per i prezzi: 9500 dollari la tonnellata tasse doganali comprese un mese fa rispetto ai 13mila di oggi.
La Coldiretti può anche denunciare l’ “assenza di valorizzazione della produzione made in Italy di carne bovina”, ma voi l’avreste mai detto che quella carne così gustosa se accompagnata da rughetta, scaglie di grana, un filo d’olio e una goccia di limone fosse la carne dell’esotico zebù?!

Incrociando la vacca comune con questo bovino dotato di gobba e grande giogaia, gli allevatori brasiliani ottennero un animale con la carne dura come la suola delle scarpe, lo zebù. "Ma è carne magra e va benissimo per le nostre bresaole", dice Emilio Rigamonti, presidente del consorzio che tutela appunto la bresaola della Valtellina. Qualche consumatore sarà sorpreso. Forse pensava, magari guardando la pubblicità in tv, che la carne da stagionare fosse gentilmente offerta dalle vacche e dai manzi delle montagne bergamasche. "Sono ormai decenni - dice l'uomo del consorzio - che acquistiamo carne brasiliana e il motivo è semplice: solo quella va bene per il nostro prodotto. Quella italiana ed europea sono troppo grasse. E poi bisogna ricordare che lo zebù è un bovino come gli altri. Ha solo quel nome strano, che richiama Belzebù... ".

La produzione

Il Disciplinare di produzione è stato recepito dall’ordinamento italiano con decreto 23 dicembre 1998 del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. La denominazione "Indicazione Geografica Protetta" identifica un prodotto per il quale almeno uno degli stadi della produzione, della trasformazione o dell'elaborazione hanno luogo in un'area geografica determinata e caratterizzata da una perizia riconosciuta e constatata. La Bresaola della Valtellina viene elaborata nella tradizionale zona di produzione che comprende l'intero territorio della provincia di Sondrio, ma le carni utilizzate possono provenire da bovini allevati e macellati in altre zone, anche e soprattutto d’importazione (principalmente dal Brasile e dall'Argentina). L'economia della Provincia di Sondrio è notevolmente dipendente dalle sorti di questa importazione. Infatti, la sottospecie bovina Zebùè allevata nel nuovo continente e si adatta particolarmente alla produzione di conserve del genere. La principale alternativa alla carne extracomunitaria è peraltro la carne bovina proveniente dall'Irlanda.


Insomma un altro esempio italiota di un prodotto che sembrava locale e invece viene da molto, troppo lontano incrementando l'overshooting (la tracimazione) ambientale di un alimento che tutti credono nostrano solo perchè viene lavorato nel nostro paese, alla faccia della rintracciabilità della filiera ...

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1 Commenti:

Anonymous paolo m ha detto...

ah ho capito!
Allora noi permettiamo al Brasile di far esportare le loro vacche, senza rompere troppo le balle con filiera e prodotti locali e loro in cambio ci rimandano insieme alle vacche anche Battisti.
Ecco il motivo di tante scaramucce.
A pensar male mi sa, si pensa bene!

31 gennaio 2009 alle ore 10:47  

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