martedì 27 gennaio 2009

Possiamo fare a meno dei partiti?

A questa provocazione si potrebbe rispondere al volo con il mitico slogan “L’immaginazione al potere” coniato a Parigi, nel 1968, durante la cosiddetta “rivoluzione di maggio”.
Ma questa volta cari amici ce la dobbiamo vedere fra di noi, fra le nostre coscienze, sapendo tutti che c˙é un pó di vero in questa provocazione che certo da una parte non puó fare altro che turbarci, ma sicuramente dall˙altra ci aiuta a prendere la palla al balzo per capire se una soluzione esiste al problema esposto.Non nascondo, né mai potró farlo di appartenere ai grilli versiliesi, siamo pochi ma molto informati e continuamente aggiornati su temi forti quali le energie alternative, il possesso pubblico dell˙acqua, lo smaltimento corretto dei rifiuti, la mobilitá sostenibile, l˙economia solidale, le monete locali e la decrescita, l`open source e la trasparenza decisionale nelle pubbliche amministrazioni ed altro, ma non basta.Sappiamo di non sapere tutto e di non avere una bacchetta magica per poter risolvere qualsiasi problema e chi ce l˙ha del resto? Siamo noi tutti, che come insieme di cittadini di qualsiasi convinzione e colore di appartenenza, con le nostre competenze, conoscenze, eccellenze e legittime domande di cambiamento, potremmo riuscire insieme e dico insieme partecipando attivamente alle attivitá politiche della nostra cittá, a poter avere le soluzioni a tanti problemi, ma come poter realizzare ció? Questa é una sfida che la provocazione in atto ci lancia, cari signori e signore e che ci vede indissolubilmente uniti nell˙affrontarla e cercare di trovare una soluzione.Una mano peró ve la vorrei dare e proporre e viene dalla forma di decisione finale che come grillini prendiamo e che abbiamo mutuato dai Gruppi di acquisto solidale:le decisioni finali nel nostro gruppo non vengono prese a maggioranza contro la minoranza, ma solo con voto unanime.Voto unanime attenzione, non vuol dire all˙unanimitá o con voto bulgaro, anche se sembra simile il concetto é totalmente diverso. Voto unanime significa che pur partendo da posizioni concettuali anche distanti all˙inizio di ogni discussione, sappiamo che tutte le decisioni che verranno prese saranno nell˙interesse del gruppo e avranno bisogno dell˙apporto di tutti, fino ad arrivare a deliberare la decisione finale che se pur quest˙ultima non possa essere completamente condivisa, sará peró il frutto di tutti i consigli e gli apporti dati da tutti i membri del gruppo, proprio al fine di salvaguardare e migliorare il gruppo stesso.

I miei riferimenti culturali al riguardo vanno dalla omnicrazia, al potere di tutti, all`empowerment, alla democrazia diretta, alla democrazia globale, all`autogoverno del “cambiare il mondo senza prendere il potere”, a non ammettere scorciatoie di conquistare palazzi,stanze dei bottoni,cortili.La liberazione dal nostro modo di pensare e di essere sará difficile,richiederá un lungo e paziente lavoro su noi stessi e con gli altri.Sará un mutamento esistenziale e antropologico.Mi trovo quindi d˙accordo con un famoso politico di sinistra quando dice che “la dimensione etica non costituisce una dimensione separata rispetto a le scelte che vengono prese in politica”, ma non mi trova ugualmente d`accordo quando ribadisce che “la mediazione politica sia aperta a tutte le possibilitá, buone o cattive legate solo ai fini che si propone il soggetto che le persegue”.Detta in soldoni, molti fanno finta di non capire che il sistema politico-istituzionale versa ormai in una crisi di legittimazione irreversibile come tutte le assemblee elettive e anche quelle locali, come luogo trasparente dove vengano prese le decisioni per l˙intera comunitá, dovuta alla sterilizzazione del dibattito interno dei partiti e alla mass-medializzazione del mercato politico elettorale e delle sue attese ed esigenze.

Si tende cioé sempre più a proporre e seguire a livello di soluzioni politiche,le attese dei cittadini come la sicurezza delle nostre strade o il problema dei parcheggi a Viareggio, piuttosto che perseguire in maniera lungimirante gli obiettivi che dovrebbero essere vincolanti di un programma politico, che preveda veramente la realizzazione del benessere e della partecipazione della gran parte dei cittadini stessi amministrati.Per farla breve, ma il discorso sarebbe più complesso, è giunto a mio avviso il momento da parte dei gruppi attivisti locali, sociali, della cooperazione, del volontariato, dell`economia solidale, della cittadinanza attiva e della decrescita,in maniera del tutto non violenta e solidale, di rigenerare e rivalutare la politica riappropriandosene, dissequestrandola dal monopolio dei partiti, tramite un movimento di autotrasformazione che investa prima di tutto noi stessi, le nostre attuali convinzioni e il rapporto di noi stessi gli altri.

Continuo con una celebre frase di Paul Valery:”la politica è l`arte di impedire alla gente di immischiarsi in ció che la riguarda”.E i ceti aggiungo io, che detengono i poteri reali controllano tramite le caste (politiche,sindacali e giornalistiche) quel che resta dei poteri pubblici.

Prima di ipotizzare nuove regole democratiche, si possono immaginare ad esempio comunità di persone che danno vita ad economie “sostanziali” cioè reali, o di “transizione”, autocentrate sulle effettive necessità dei fruitori e sulle reali disponibilità produttive esistenti nei territori.Capaci cioè di garantire un minimo di autonomia economica e di sovranità politica e sganciandosi dalle dipendenze alimentari, energetiche,trasportistiche,edilizie e persino finanziarie (adottando il progetto dei buoni locali di solidarietà SCEC).In questa logica potremmo pensare a creare un intreccio e una contaminazione positiva tra gruppi di acquisto,banche del tempo, gruppi legati al car sharing e al car pooling, alla mobilità sostenibile, all'autorecupero abitativo, autoproduzione,cohousing..arrivando al microcredito e alle monete locali appunto.Una trama di relazioni che si interfaccia solidalmente con i produttori locali e magari biologici.Consumo critico e mutualismo possono essere una risposta concreta ai nuclei familiari e comunità locali.
Si potrebbero aumentare le aree coltivate ad orto in città e fuori,creare nuove officine di riparazione,dei mercati contadini o "Mercati del cuore" dove i produttori vendono direttamente i loro prodotti e non solo alimentari,mercati del riuso e dello scambio di oggetti usati, incentivare gruppi di colleghi che accordandosi fra loro concordino tempi di trasporto e di lavoro, gestione di cooperative mutualistiche di attrezzature varie compresi i forni del pane e creare welfare di prossimità.
Si dovrebbero aumentare la manutenzione delle reti idriche ed incentivare il consumo dell’acqua del rubinetto e il suo riuso anche per i servizi igienici, adottare le filiere del recupero, riciclo, riuso dei materiali post-consumo creando attività, posti di lavoro e isole di vera ricchezza economica locale.Si potrebbero inoltre autofinanziare corsi per autocostruttori e autoinstallatori di pannelli solari e di coibentazione domestica e artigianale.

In questa ottica si dice che questa crisi dovrà servire da volano per una grande riconversione degli apparati produttivi ed energetici dell’era del “dopo petrolio”.
Le buone pratiche e i nuovi stili di vita autosostenibili sono coerenti e disponibili con la prospettiva di una profonda innovazione dell’economia che preluda ad un vero, serio e coerente programma di cambiamento anche delle regole e dei modi di rappresentazione democratica delle istanze dei cittadini.
Post ispirato in ampi tratti dal libro "Decrescita o barbarie" di Paolo Cacciari

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2 Commenti:

Anonymous Anonymous ha detto...

una bombola d'ossigeno per leggere questi articoli kilometrici...cmq...sempre interessanti e ben scritti e soprattutto, fontati

28 gennaio 2009 alle ore 10:58  
Anonymous paolo m ha detto...

Caro Anonimo, non posso darti torto.
Effettivamente il nostro Enrico spesso si produce in articoli piuttosto lunghi.
Segno tuttavia di una grande volontà di raccontare ed esporre ciò che sono i suoi pensieri e i suoi ideali.
Caro Enrico, applicati un po' nella sintesi.
ciao

28 gennaio 2009 alle ore 11:56  

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