lunedì 3 novembre 2008

Passeggiata Margh...ehm Mondadori

Sabato 1 Novembre ha aperto, nella sede dell'ex ristorante Margherita, una libreria Mondadori. Vediamo un po' la storia e l'evoluzione di questa importante casa editrice.

A metà degli anni '80 Silvio Berlusconi acquisisce quote sempre più consistenti della Mondadori, rimanendo tuttavia un socio di minoranza. Nel 1988 acquista le azioni di Leonardo Mondadori e dichiara che da quel momento in poi prenderà un ruolo di primo piano nella gestione della società editoriale. Con l'acquisto delle azioni di Leonardo Mondadori ora la Arnoldo Mondadori Editore è in mano a 3 soggetti, la Fininvest di Silvio Berlusconi, la CIR di Carlo De Benedetti e la famiglia Formenton (gli eredi di Arnoldo Mondadori). Carlo De Benedetti non approva l'idea di Berlusconi di amministrare personalmente la società e corre ai ripari stipulando un'alleanza con la famiglia Formenton; in pratica De Benedetti riesce a convincere i Formenton a sostenerlo e a vendergli le azioni dell'azienda entro il 30 gennaio 1991. Nel novembre 1989 la famiglia Formenton cambia radicalmente idea e si schiera dalla parte di Berlusconi, consentendo al magnate della Fininvest di insediarsi come nuovo presidente della compagnia il 25 gennaio 1990, De Benedetti protesta, forte dell'accordo scritto stabilito pochi mesi prima con i Formenton, ma i vari schieramenti non trovano un accordo soddisfacente per tutti e decidono quindi unanimemente di ricorrere ad un Lodo Arbitrale. Viene quindi organizzato l'arbitrato; chiamato a decidere c'è un collegio di tre arbitri, scelti di comune accordo da De Benedetti, i Formenton e la Corte di Cassazione. Il 20 giugno 1990 si ha il primo inequivocabile verdetto: l'accordo tra De Benedetti e i Formenton è ancora valido a tutti gli effetti, le azioni Mondadori devono tornare alla CIR. Come conseguenza immediata di questo verdetto Silvio Berlusconi lascia la presidenza di Mondadori e i suoi dirigenti Fininvest lo imitano, venendo rimpiazzati da quelli dell'ingegner De Benedetti (Carlo Caracciolo, Antonio Coppi e Corrado Passera). Berlusconi e i Formenton tuttavia non gettano la spugna, e impugnano il lodo arbitrale davanti alla Corte di Appello di Roma, la quale stabilisce che ad occuparsi del caso sarà la I sezione civile. La I sezione civile è presieduta da Arnaldo Valente e il giudice relatore è Vittorio Metta. Il 14 gennaio del 1991 si chiude la camera di consiglio e la sentenza viene depositata e resa pubblica il 24 gennaio, cioè 10 giorni dopo la chiusura della camera di consiglio. La sentenza annulla il precedente verdetto del lodo arbitrale e consegna nuovamente le azioni della Mondadori in mano alla Fininvest di Berlusconi. Nonostate il successo giudiziario, le cose si complicano per Berlusconi quando i direttori e i dipendenti di alcuni giornali si ribellano al suo nuovo proprietario, nella vicenda interviene Giulio Andreotti che convoca le parti e le invita a trovare un accordo di transazione, è così che la Repubblica, L'Espresso e alcuni giornali periodici locali tornano alla CIR, mentre Panorama, Epoca e tutto il resto della Mondadori restano alla Fininvest, che riceve anche 365 miliardi di lire di conguaglio. Nel 1995 in seguito ad alcune dichiarazioni di Stefania Ariosto, la magistratura cominciò ad indagare sulla genuinità della sentenza. Stefania Ariosto dichiarò che sia il giudice Valente che il giudice Metta erano amici intimi di Cesare Previti e frequentavano la sua casa, inoltre la Ariosto testimoniò di aver sentito Previti parlare di tangenti a giudici romani. Il pool di giudici milanesi si mise in moto e riuscì a rintracciare dei sospetti movimenti di denaro che andavano dalla Fininvest ai conti esteri degli avvocati Fininvest e da questi arrivarono al giudice Metta. Il 14 febbraio 1991 una società Off-shore di Berlusconi dal nome All Iberian emette un bonifico di 2.732.868 dollari americani (circa 3 miliardi di lire italiane) al conto chiamato Mercier di Cesare Previti, il 26 febbraio, altro bonifico di 1 miliardo e mezzo (metà della provvista) al conto Careliza Trade di Acampora. Questi il 1º ottobre bonifica 425 milioni a Previti, che li storna in due operazioni (11 e 16 ottobre) sul conto di Pacifico. Il quale preleva 400 milioni in contanti il 15 e il 17 ottobre, e li fa recapitare in Italia a un misterioso destinatario: secondo l’accusa, è Vittorio Metta. Il giudice Metta nei mesi successivi dimostra una liquidità incredibile (acquista e ristruttura un appartamento e una nuova auto) soprattutto con denaro contante di provenienza imprecisata (circa 400 milioni). Poi si dimette dalla magistratura, diventa avvocato e va a lavorare con la figlia Sabrina nello studio Previti.
I° grado
Vittorio Metta - 13 anni
Cesare Previti - 11 anni
Attilio Pacifico - 11 anni
Giovanni Acampora - 5 anni e 6 mesi
Silvio Berlusconi - Non rinviato a giudizio per le attenuanti generiche
Appello
Tutti assolti per la parte relativa alla Mondadori. La corte di cassazione nel 2006 ha annullato le assoluzioni e ordinato alla corte di appello di condannare anche per la vicenda Mondadori.
Cassazione
Previti, Pacifico e Acampora - 1 anno e 6 mesi
Metta - 1 anno e 9 mesi

Nel 1991 Mondadori è quindi entrata a far parte del gruppo Fininvest, attuale azionista di maggioranza (50,2%). L'azienda è guidata da Marina Berlusconi (presidente) e Maurizio Costa (vicepresidente e amministratore delegato).

La conclusione che si evince è che la casa editrice, tutt'ora posseduta dalla Fininvest, è stata acquistata con un illecito e quindi di fatto è detenuta illegalmente (o meglio occupata abusivamente) dalla famiglia dell'attuale presidente del consiglio.
Ai posteri l'ardua sentenza, alla coscienza dei cittadini l'acquisto in tale luogo.

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