lunedì 16 febbraio 2009

Banche di stato

<<L'unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura>>
Franklin D.Roosvelt

Nel 1929 lo scoppio di una bolla speculativa, portò ad una depressione che fu contrastata con tassi di interesse ai minimi e i tassi a lungo periodo crescevano scontando l’inflazione che questo avrebbe prodotto e questo portò comunque alla chiusura del credito bancario portando il mondo nella più grande depressione di quei tempi.
Oggi è esattamente la stessa cosa uguale uguale, si sostengono i morti che camminano (le banche) con una liquidità, basata sul debito, smisurata e si portano i tassi ai minimi mentre l’oro si impenna insieme ai tassi a lungo periodo scontando l’iperinflazione che verrà e questo non sta impedendo alle banche di chiudere i crediti e inevitabilmente, salvo cambiamenti radicali di rotta, darà luogo alla più grande depressione della storia economica.Nessuno si sogna di sostenere l’economia reale e si lasciano i cittadini del mondo in balia di chi ha voluto tutto questo e continua a perseverare diabolicamente nei suoi errori, non imparando dagli errori del passato, per inettitudine o peggio ancora per una lucida volontà.

Ecco allora che Loretta Napoleoni, valente economista con un curriculum di tutto rispetto, ma da vent'anni abitante a Londra, ci propone un' alternativa finalmente interessante:creare un sistema bancario parallelo a quello esistente finanziato e di proprietà dello stato per difendere e garantire i risparmiatori.Necessariamente a questo alcune banche dovranno andare fallite, aggiunge, ed in particolare quelle malgestite e cresciute all'ombra delle manovre speculative sugli immobili.La soluzione migliore, suggerisce Adam Smith, sembra essere quella che il mercato curi sè stesso e quindi che l'insolvenza delle banche sia seguita dala bancarotta di queste ultime.
Per evitare pesanti ripercussioni sul sistema sociale, lo stato dovrebbe investire denaro (quest'ultimo stampato dalo stato in autonomia dalle banche stesse, aggiungiamo noi) non nelle banche, perchè i soldi finirebbero nei loro bilanci senza che vadano in circolo, bensì in un sistema bancario alternativo temporaneo che salvi il risparmio e investa e sostenga l'economia reale.Di questa ipotesi fino ad adesso nessuno ne ha mai parlato (e meno che mai i nostri politicanti con o senza la L in fondo al nome del partito) perchè chi è preposto al salvataggio delle banche, sono gli stessi individui che hanno creato questo enorme caos finanziario.


Noi invece lavoriamo per un mondo totalmente diverso che faccia della Šolidarietà e della coesione sociale le sue roccaforti e risaniamo, con pazienza certosina, quello che il liberismo sfrenato ha distrutto e sta distruggendo, famiglia, economie locali, agricoltura, comunità sociale ecc.
Viste la disparità delle forze in campo non sappiamo che cosa potrà accadere, ma sappiamo che le persone hanno il diritto/dovere di fare qualcosa per fronteggiare i potenti cambiamenti che stanno stravolgendo tutto quello a cui eravamo abituati e riscoprano insieme il valore del vivere comune della Šolidarietà e del significato di economia che secondo noi, riprendendo la frase del nativo americano Manitonquat ,deve esistere solo per garantire ad ognuno quello di cui ha bisogno.
Ovviamente la nostra è solo una goccia nel mare, ma siamo consapevoli che l’insieme di piccole azioni possono cambiare radicalmente il corso degli eventi e sappiamo che se non lo facessimo saremmo colpevoli alla stregua di chi ha costruito l’inferno in cui tutti viviamo.Pierluigi Paoletti


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martedì 20 gennaio 2009

Cosa fare e non fare durante la crisi

Qualcosa di grande sta per succedere con le nostre vite. La società è arrivata ad un punto di svolta. Il sistema economico è al collasso. Non è vero che non possiamo fare niente.

Ma questo periodo di crisi non deve comunque farci scordare il concetto di libertà.
Il concetto di libertà è assai complicato. Mi ricordo di un professore che la definì: la capacità di scegliere il bene. Un altro docente mi ha insegnato che la libertà è una proprietà degli atti umani volontari e coscienti.
La domanda non è se siamo liberi, ma quanto siamo liberi.La libertà è il numero di possibili risposte a uno stimolo. Di fronte a una minaccia, ad esempio il bastoncino dello sperimentatore, il lombrico ha solo due risposte possibili, mentre l’uomo ha una enorme ricchezza di reazioni.
Di fronte alla crisi il cui gravoso impatto sarà imminente nella nostra società, tutti possiamo e dobbiamo fare (o non fare) alcune cose, eccole secondo me :



1 – Avere dignità. Siamo tutti esseri umani. Abbiamo un valore inestimabile. Ogni uomo, donna e bambino è prezioso. La vita umana vale più di qualsiasi somma di denaro. Mettiamo la nostra dignità in primo posto, prima dello stato, prima dei soldi, prima delle banche e aziende. Per anni ci hanno fatto credere che il singolo non conta niente, non è vero. E' soltanto un modo per tenerci dormienti come zombi.


2 – Non avere paura. Il potere usa la paura per ridurre la nostra capacità di pensiero. Tramite la paura ci vengono imposte leggi, decisioni e situazioni che, in condizione emotiva serena, non avremo mai accettato. Guardate bene se esistono prove concrete che sostengono accuse, attacchi, attentati e qualsiasi affermazione che venga dalle sfere del potere.


3 – Essere pacifici. Esprimere la nostra oppinione in dimostrazioni pacifiche, senza teppismo. Il regime non aspetta altro per dichiarare la legge marziale e imporre una dittatura militare in nome della “nostra sicurezza”. I modi pacifici sono efficaci e indeboliscono chi con l'inganno ci domina.


4 – Non fidarsi di chi ha causato il danno. Non affidiamo alle persone e istituzioni che sono state responsabili della crisi il compito di “riparare” e “ricostruire un futuro”. Non importa se esse sono banche, partiti, chiese, università o altre classi di “pensatori”. Abbiamo bisogno di persone affidabili, oneste e con ottima reputazione.


5 - Formazione e cultura. Imparare è sempre importante, ma nei momenti di crisi è fondamentale. Non bisogna illudersi che i canali tradizionali possano essere sufficienti, perchè le inefficienze della nostra economia sono anche figlie delle informazioni delle scuole tradizionali. Bisogna leggere, leggere, leggere e ancora leggere. Libri, e-book, riviste settoriali e giornali. Frequentare corsi di formazione specifici e pratici.


6 – Usare il cuore. Andare direttamente al cuore di chi ci propone soluzioni. Non badare alle apparenze, è tempo di sostanza. Non sdegnare il piccolo e debole, è tempo di parsimonia e semplicità. Valorizziamo la solidarietà non la competizione.

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