sabato 31 ottobre 2009

Cittadini ricicloni...comuni raccoglioni!!!



"Io non voglio più nemmeno chiamarli rifiuti, per me sono materiali”. Queste parole sintetizzano meglio di qualunque altra il pensiero che in questi anni ha animato Carla Poli, titolare del Centro Riciclo Vedelago, situato in provincia di Treviso.
Eh sì, persino in Italia, seppur lentamente, si sta insinuando la logica della raccolta differenziata e della riduzione dei rifiuti. Ma Carla Poli è già oltre, e non vuole sentir parlare di rifiuti nemmeno per il cosiddetto residuo secco, quello cioè che avanza una volta separato l’umido dalla plastica, dal metallo, dall’alluminio e dalla carta. Per lei il rifiuto non esiste. Al suo posto una straordinaria risorsa, nonché un’opportunità di business tutta da sfruttare.
Ma andiamo con ordine. Il Centro di Riciclo di Vedelago si occupa di separazione e riciclaggio di rifiuti. Non sembrerebbe nulla di straordinario, ma la peculiarità di questo impianto è data dalla percentuale di rifiuti che riesce a riciclare. Circa il 99%.
Sembra impensabile in un’epoca contrassegnata dall’invasione della spazzatura nelle strade di Napoli, dalle difficoltà crescenti incontrate dalle diverse amministrazioni per aprire nuove discariche e dalle polemiche (motivate) che sempre più si accompagnano alla presenza degli inceneritori.
Impensabile, eppure reale. Certo, siamo nel nord-est, nell’Italia del fare. Eppure...
È la stessa Carla Poli ad infuriarsi quando le amministrazioni da lei contattate le dicono che il contesto culturale non permette risultati analoghi in altre regioni d’Italia. “La gente non è mica stupida! I sindaci dicono ‘qui da noi non c’è la cultura’. Io dico: signor sindaco lei sta dando del deficiente ai suoi cittadini! Non credo che nel suo paese le persone non sappiano distinguere tra un giocattolo e una bottiglia!”.
Proprio dai cittadini e dalle amministrazioni che li governano deve partire il processo virtuoso proposto dal Centro di Riciclo Vedelago.
Perché il miracolo che Carla Poli propone si compia, infatti, è necessaria un’accurata separazione dei rifiuti, ma soprattutto una raccolta differenziata che sia mirata al riciclo.
Troppe volte, invece, si misurano le percentuali di raccolta, senza controllare, poi, quanti di questi “materiali” raccolti vengano effettivamente riciclati.
L'impianto di selezione e pressatura“Spesso più che di comuni ricicloni bisognerebbe parlare di comuni raccoglioni!” ha affermato la dottoressa Poli durante il suo intervento. “Quando si fa una raccolta differenziata finalizzata al riciclo bisogna capire perché va fatta, quali sono gli obiettivi, e intervenire quindi concretamente realizzando impianti adatti alle esigenze dell’utenza presa in considerazione. In molti, invece, fanno la raccolta e si fermano lì. Quando si decide di fare la raccolta differenziata per il riciclo, questa deve mirare al 100%. In questo caso, infatti, andremo a raccogliere l’umido attraverso gli impianti di compostaggio, i vari materiali in modo separato, ma soprattutto raccoglieremo in modo sensato gli imballaggi. Questi soggiacciono all’accordo nazionale ANCI-CO.NA.I. Ma molti sindaci non sanno neppure cos’è! Eppure l’ANCI è l’Associazione Nazionale Comuni Italiani! Questo accordo prevede che quando una persona va al supermercato e compra le bottiglie d’acqua, paga l’acqua, paga l’imballaggio e paga anche il costo per portare gli imballaggi all’impianto di riciclo! Lo paga già. Se poi nessuno si occupa della raccolta di quegli imballaggi, il cittadino paga due volte perché l’imballaggio finisce in discarica o nell’inceneritore”.
Queste amministrazioni, quindi, nella loro ignoranza, assegnano i fondi destinati alla raccolta di questi imballaggi ai trasportatori che però, per la loro intrinseca natura, hanno come prima finalità quella di impiegare poco tempo e “ottimizzare le risorse”, finendo quindi col far caricare molti rifiuti schiacciandoli e rovinandoli. Quando questi materiali arrivano all’impianto di riciclo sono molto danneggiati ed hanno così una frazione di scarto (non riciclabile) molto grande.
Basterebbe quindi far applicare le leggi e gli accordi già esistenti per incentivare notevolmente la quantità e la qualità del riciclo dei rifiuti e la contestuale eliminazione del bisogno di nuove discariche o inceneritori.
Nel caso delle proposte di Carla Poli, alle parole sono seguiti i fatti. La sua azienda è riuscita a realizzare, a Ponte nelle Alpi, un riciclo del 98,5% dei rifiuti raccolti.
Entrando però nel cuore della attività di Carla Poli questo risiede negli accordi fatti con le grandi e piccole industrie locali che sono le destinatarie dei prodotti di riciclo stampati dai macchinari di Vedelago.Prodotti economici ed estremamente resistenti, adatti e persino già commissionati per forma e dimensione, da quelle aziende che progettano e ordinano all'impianto di Vedelago i prodotti finali.
Il segreto del riciclo completo dei prodotti post-consumo e dell'uso di materiale riciclato, sta quindi nel creare quei prodotti adatti a chi effettivamente, per ultimo andrà ad usarli!

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giovedì 12 marzo 2009

Le tre "R" del risparmio

Un cittadino ci manda il suo contributo, inviato anche al direttore generale dell'azienza USL dr. Sassoli, per la risoluzione del problema rifiuti.

"Ciao a tutti,

la mail di seguito, ovviamente non è pensata solo per la nostra USL e si può riproporre un po' ovunque.
Pensavo al Comune di Viareggio.....
A disposizione per qualsiasi altro suggerimento o cooperazione su questi temi.

A risentirci."

Ill.mo Direttore Generale,
Colgo l'occasione per presentarle comunque una cosa semplice, di rapida attuazione, e che, potrebbe significare un buon risparmio per la nostra azienda.

In sintesi si potrebbe lanciare una piccola campagna pubblicitaria nella nostra azienda, incentrata sul risparmio della carta negli uffici e nei reparti.
Potrebbe avere il nome utilizzato nell'oggetto della presente, con uno slogan aggiuntivo recante la lettera "R" come headline o come payoff.

R come RI-USA
Usare di nuovo la carta dei documenti fotocopiati solo da un lato: per scrivere appunti, per documenti non ufficiali, ecc. Durante i convegni o le riunioni di lavoro sarebbe un cambio di stile fornire a tutti i partecipanti, invece del blocco di fogli bianchi per prendere appunti, un po' di fogli già utilizzati, magari con una indicazione (un timbro) che promuova questo costume ed esorti anche loro a promuoverlo nei reparti o nelle aziende di provenienza.

R come RI-CICLA
Ogni uffico deve essere provvisto di una scatola di cartone, a cura dell'uffico stesso (ci vuole veramente poco), dove mettere tutta la carta da riciclare (non quella usata parzialmente che invece va riutilizzata!).

R come RI-DUCI
Ridurre il consumo di carta:
1 utilizzare quasi esclusivamente la posta elettronica invece della posta convenzionale o fotocopie come mezzo primario di comunicazione (ove possibile);
2 non stampare quando possibile la posta elettronica;
3 ridurre il n umero di fotocopie e di stampe e farle sclusivamente fronte-retro (tutte le nostre fotocopiatrici hanno la funzione fronte retro, e tutte le stampanti hanno la gestione fronte retro manuale);
4 mettere un "timbro" sotto ad ogni mail spedita che inviti a non stampare la posta, ma a leggerla solamente;
5 ridurre la grandezza del carattere e degli interlinea nelle comunicazioni, prediligendo caratteri (fonte) più leggibili su PC (ARIAL, TREBUCHET, VERDANA).

Voglio comunque far presente che non ho la presunzione di considerarla un'idea innovativa, anche se ha alcuni aspetti originali.
Alcuni punti vanno sviluppati maggiormente, ma credo che con un po' di fantasia si possa aggiungere altre idee...

Inoltre c'è da dire che quello che ho scritto proviene comunque da un pensiero che non si limita a considerare solo gli effetti di una politica del genere sulla nostra azienda, ma avrebbe la presunzione di sensibilizzare un uso etico delle risorse, che oggi si chiama ecologia, ecologismo o altro.... ma la mia nonna chiamava "non sprecare le risorse e pensare anche a chi non ne le ha".

Faccia pure conto su di me per qualsiasi sviluppo dell'idea in Azienda.

Grazie della sua attenzione.

Dr. Maurizio Cozzani

Ci uniamo alla proposta che presenteremo presto in consiglio comunale.

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venerdì 6 febbraio 2009

Tetrapak da paura



Il Tetra pak è quello che comunemente identifichiamo col cartone per bevande, un tempo a forma di tetraedo, oggi sempre di più a forma di parallelepipedo. Più che un materiale, Tetra pak è un marchio e al tempo stesso il nome della multinazionale svedese che lo ha brevettato. Nel 2005 questo particolare tipo di imballaggio le ha procurato ricavi per 8 miliardi di euro.
Il tetrapak è un poliaccoppiato, formato da 3 strati sovrapposti di materiali diversi: carta, plastica e alluminio. Se l’ alimento non è a lunga conservazione il foglio di alluminio non è presente. Il materiale preponderante è la carta (74%) a cui segue la plastica PE (22%) e l’alluminio (4%).
Secondo l’azienda, il Tetra pak è un materiale totalmente riciclabile, ma ammesso e non concesso che lo sia veramente, di sicuro non serve per produrre nuove confezioni per le quali si usa materiale vergine. Mentre rimandiamo alle rispettive schede per un’analisi dell’impatto di ogni singolo materiale, ci sembrano importanti alcune considerazioni specifiche sulla carta. Secondo le dichiarazioni della multinazionale, la carta utilizzata proviene per il 75% dalle foreste svedesi che sono coltivate appositamente per quest’utilizzo. Il WWF ci fa sapere che : “La crescita nella domanda di carta è la principale responsabile della distruzione di foreste vergini. Nel migliore dei casi esse sono sostituite con piantagioni di tipo industriale, migliaia di ettari di terra con un solo tipo di albero che dà un duro colpo alla biodiversità vegetale e animale. La Svezia, ad esempio, si vanta di avere il 57% del proprio territorio coperto da foreste, ma dimentica di dire che il 95% sono costitituite da piantagioni industriali che hanno inflitto la perdita di 200 specie animali e vegetali, mentre altre 800 sono in via di estinzione.”1
Il Tetra Pak ha il vantaggio della leggerezza e il suo impatto produttivo regge bene il confronto con i contenitori in vetro. Ma ci sono molte ombre per quanto riguarda il riciclo.

Confronto tra Tetra Pak e vetro limitatamente ad alcuni parametri produttivi


Flacone Tetra Pak
Petrolio (millilitri) Acqua (litri) Gas serra (grammi)
capacità:1 litro
peso: 40 grammi

(di cui 29 carta, 9 polietilene 75 8,7 141
e 2 alluminio)


Bottiglia in vetro vergine 90 6,2 288
capacità:1litro
peso: 360 grammi

Bottiglia in vetro riciclata 67,5 3,6 180
capacità:1litro
peso: 360 grammi


Nel 2003 l’azienda ha siglato un protocollo di intesa con Comieco (il consorzio di filiera per la raccolta della carta e cartone) per avviare alla raccolta differenziata le confezioni di Tetra Pak.
Secondo il protocollo sono stati individuati tre modalità di raccolta:

  1. tramite i contenitori della carta con avvio al riciclo senza separazione (es.: Roma, Milano, Napoli, Modena);

  2. tramite i contenitori della carta con successiva separazione in un centro di selezione (es.: Reggio Emilia);

  3. tramite i contenitori del multimateriale con successiva separazione in un centro di selezione (es.: Firenze e gran parte della Toscana).

Indipendentemente dalla porta d’ingresso nel circuito differenziato, lo stabilimento di approdo del Tetra pak è la cartiera, che dovrebbe provvedere al recupero della cellulosa previa separazione della carta dagli strati di plastica e di alluminio. Ma il condizionale è d’obbligo perchè il processo di separazione è piuttosto complicato e dispendioso. Ecco quanto ha dichiarato al settimanale AltraEconomia Alberto De Mattia, direttore commerciale di Masotina, uno dei massimi gruppi di riciclo della carta da macero, in Italia e in Europa: “I cartoni delle bevande costituiscono una percentuale molto bassa della carta avviata al macero. Il costo dello smaltimento è troppo alto come quello della selezione. Quando il poliaccopiato arriva in cartiera è difficile separare la carta dagli strati di plastica o di metallo. La separazione avviene nel pulper ad opera dell’acqua che macera la carta, ma il Tetra Pak è notoriamente umido-resistente”. La conclusione è che la cellulosa estratta dalla carta poliaccoppiata non va oltre il 40%. Il resto costituisce scarto di lavorazione che finisce ancora una volta per essere bruciato. 2
Fin qui il destino del componente di carta. Ma che fine fanno i fogli di polietilene e di alluminio? Difficilmente riescono ad essere separati e dal loro sminuzzamento l’impresa ha messo a punto un nuovo materiale brevettato col nome Ecoallene®. Dal sito di Tetra pak, si apprende che può essere utilizzato per produrre gadget e oggettistica quali yo-yo, formine da spiaggia e normografi, fresbee, portachiavi, portatovaglioli, penne, portapenne e vasi.
In Italia sembra che ci sia una sola cartiera (Saci di Verona) che lavora il Tetra pak, riciclando di fatto il 20% del recuperato
3, ma questo basta per permettere alla multinazionale di farsi passare per un’azienda verde e di attribuire al suo prodotto alti meriti ambientali.
Conclusioni: Considerate le difficoltà legate al riciclaggio, a nostro avviso il Tetra pak è da considerare come terza scelta dopo il vetro, e l’acciaio, ma preferibile rispetto all’alluminio e alla plastica.


1 Nino D’Eugenio, TetraPak: una farsa ambientale. Pubblicato sul sito del WWF Padova, consultabile al dicembre 2007
2 Altreconomia, Monopolio Tetra Pak, 27 giugno 2006
3 Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica (Comieco), Dati Riciclo Cartoni per Bevande, 2005

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sabato 17 gennaio 2009

Mangiafuoco e il teatrino della politica


Giovanni Peralta consigliere nelle liste PdL, ha ricordato nell’ultimo consiglio comunale come non esistano filtri per bloccare le micro polveri emesse dagli impianti di incenerimento, ha chiesto di tutelare la salute pubblica, attuando controlli giornalieri. Il consigliere ha definito importante la mozione “verso rifiuti zero” incoraggiando l’amministrazione a superare la quota dell’80% di raccolta differenziata per poter fare a meno di discariche ed inceneritori…… Salvo contraddire quanto precedentemente affermato votando contro le due mozioni proposte dall’opposizione sulla chiusura definitiva dell’impianto, compresa la stessa mozione “Rifiuti zero 2020″ semplicemente obbedendo agli ordini arrivati, dissenatamente nella mancanza anche del principio di precauzione, dalla sua scuderia di partito.


Ma se il consiglio comunale deve essere un teatrino, certi consiglieri burattini sono zerbinati al potere altrui, allora chi è Mangiafuoco?


I Grilli Versiliesi ricordano alla cittadinanza che la commissione speciale provinciale ha messo in rilievo nel loro rapporto, come il famigerato contratto Daviddi che lega i comuni della Versilia con l’attuale gestore dell’impianto di incenerimento Veolia, già multinazionale francese molto attiva nel mondo anche nel campo della privatizzazione dell’acqua pubblica, possa essere interrotto per “gravi e inderogabili esigenze di pubblico interesse” e dove “i casi accertati di comportamenti dolosi del concessionario, quali la manomissione dei dati relativi alle emissioni di sostanze inquinanti, possono essere motivi di revoca del contratto”.E come definire altrimenti quello che è successo dopo 10 mesi che Veolia era proprietaria dell’impianto, di essersi accorta del taroccamento dei dati di inquinamento delle diossine e dell’ossido di carbonio emessi dal suo inceneritore? Quali garanzie di sicurezza ambientale può dare ai cittadini un impianto rimasto sostanzialmente lo stesso anche dopo gli sbandierati e limitatissimi interventi promessi dalla multinazionale in questione?

Chi ci darà la bonifica del territorio circostante e chi sarà il controllore in tempo reale dei microinquinanti emessi da un impianto che non ha neanche la valutazione di impatto ambientale (è anche molto rumoroso come se non bastasse) e uno straccio di concessione edilizia? Certo le fonti di inquinamento sono molteplici in un territorio vasto come il nostro, occorreva quindi che le amministrazioni dei nostri comuni avvallassero contro il parere di esperti, associazioni di medici, comitati di cittadini per la tutela dell’ambiente, un ulteriore, pericolosissima (ricordiamo anche l’incremento di pubertà precoci delle bambine nel nostro territorio che viene correlato nella letteratura scientifica alle sostanze presenti che appartengono alla famiglia delle diossine) fonte di inquinamento ambientale che danneggia l’immagine turistica della Versilia, al posto di incominciare a finanziare progetti locali di studio e trattamento, riciclaggio, riuso e compostaggio dei rifiuti prodotti sul nostro territorio?

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lunedì 22 dicembre 2008

Gestione materiali post-consumo

Il 17 giugno 2008 il Parlamento Europeo ha confermato in una sua Direttiva le priorità che i paesi membri devono adottare nella gestione dei materiali post consumo.

I principali punti di questa Direttiva sono:

• Il riutilizzo e il riciclo devono essere preferiti alla valorizzazione energetica in quanto rappresentano la migliore scelta dal punto di vista della tutela dell’ambiente e della salute.
• Le priorità vedono al primo posta la Prevenzione, al secondo la Progettazione per il riutilizzo, al terzo il Riciclo, in fine il Recupero i forme diverse dal Riciclo.
• L’incenerimento può essere considerata una forma di recupero solo per impianti ad alta efficienza energetica
• Non si deve promuovere l’incenerimento di materiali riciclabili

Il Modello Italia Nostra Genova

Il Modello “Italia Nostra Genova”si muove all’interno di questo scenario e assembla le migliori esperienze di gestioni di MPC già in atto in Italia.

In sintesi ecco per cosa si batte:

1. Riduzione del 20% della produzione di Materiali Post Consumo
2. Estendere sistemi di raccolta differenziata Porta a Porta a tutti i Comuni
3. Calcolo della Tariffa di Igiene Urbana (TIA) in base alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotta
4. Dare priorità al riciclo di materia confermando l’obiettivo del 60% di raccolta differenziata, finalizzata al riciclo e al compostaggio del 50% della frazione raccolta in modo differenziato.
5. Prevalente uso della frazione umida per il compostaggio e la fermentazione anaerobica con produzione di biogas
6. Purificazione del biogas a biometano compatibile con la rete di distribuzione del gas
7. Centri regionali di separazione e valorizzazione della frazione secca per il suo riciclo e riuso integrale
8. Trattamenti meccanico biologici a freddo dei rifiuti indifferenziati con ulteriori recuperi di materiali per il riciclo. Stoccaggio della frazione inerte residuale e degli scarti inerti (polimeri di sintesi e naturali) in attesa della commercializzazione delle tecniche di trasformazione in combustibili liquidi (bioetanolo, biodiesel).

Le scelte del Governo che chiediamo (anche di quello locale)

Il governo nazionale e le amministrazioni locali devono fare rapidamente tre scelte fondamentali per promuovere la riduzione dei rifiuti e Italia Nostra dovrà far pressioni perché avvengano:

1. divieto di fornire gratuitamente sacchetti per la spesa introducendo una tassa locale su ogni sacchetto di plastica distribuito sul territorio
2. reintroduzione del vuoto a rendere su tutti i contenitori di bevande di largo consumo.
3. Modificare il regolamento del Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI)

Con queste scelte anche il nostro Paese si affiancherebbe al resto dell’Europa e agli Stati Uniti dove da tempo è legge il Vuoto a Rendere applicato anche ai contenitori in plastica; altri paesi tra cui Cina e Irlanda hanno vietato o limitato fortemente l’uso di sacchetti in plastica Ogni anno in Italia sono usate e gettate 300.000 tonnellate di sacchetti di plastica e 350.000 tonnellate di bottiglie in PET per la confezione di acqua potabile. Si tratta di due anomalie mondiali difficilmente sostenibili con i costi crescenti del petrolio e dell’energia. La terza scelta deve cancellare la norma che equipara l’incenerimento delle plastiche ad una pratica di riciclo, in quanto in contrasto con le norme comunitarie e con gli accordi di Kioto. I soldi dei consumatori così risparmiati devono essere usati per incentivare economicamente la raccolta differenziata della frazione umida destinata al compostaggio.

Riusciremo anche sul nostro territorio della Versilia ad ottenere parte di quello che noi Grilli Versiliesi appoggiamo come proposte fatte anche da Italia Nostra e del resto chiediamo giá da tempo, oltre naturalmente che non riapra mai piű l´ínceneritore e a creare quindi un modello virtuoso anche come ricadute economiche sul territorio, stile "Capannori" da contrapporre al modello distruzione della salute e dell´ecosistema stile "Brescia"?

Martedì 13 Gennaio 2009 alle ore 18.00 presso la Sala Annunziata del Chiostro S. Agostino a Pietrasanta l'Associazione per la Tutela ambientale della Versilia ha ottenuto la presenza dei Sindaci della Versilia per porre loro delle domande in un INCONTRO PUBBLICO sulle problematiche connesse all'inceneritore della Versilia. Saranno presenti gli esperti dei cittadini e quelli delle amministrazioni, a confronto.
Vista l'importanza dell'incontro, vi preghiamo di diffondere questa notizia e di partecipare!

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